I cardinali Burke e Sarah chiedono a Leone XIV di fermare la sinodalità, l’omosessualismo cattolico e Fiducia supplicans nella Chiesa.
Nei giorni scorsi i cardinali Robert Sarah e Raymond Burke hanno reso pubbliche le loro valutazioni sulla situazione della Chiesa, chiedendo a papa Leone XIV di intervenire su alcuni nodi ormai maturi. Non è la prima volta che i due porporati si esprimono sul futuro della Chiesa, ma stavolta il tono è più urgente. Se certi processi non vengono affrontati con decisione, avvertono, la correzione di rotta diventerà impossibile. Con questi due interventi, pubblicati a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, Burke e Sarah sembrano chiedere al Pontefice di dire con chiarezza qualche “basta!” su temi che riguardano sinodalità, morale sessuale e liturgia. Le loro parole arrivano in un momento in cui diversi episodi nella Chiesa sembrano dar loro ragione.
Il cardinale Burke chiede lo stop alla sinodalità
Il cardinale Burke, in un’intervista rilasciata a The College of Cardinals Report il 28 giugno scorso, ha detto che bisogna insistere perché tutta la vicenda della sinodalità si fermi, auspicando uno studio serio sull’intera questione. Burke aveva già espresso contrarietà alla nuova sinodalità, ma questo appello ha un tono più insistente. Il porporato ricorda che gli stessi documenti sinodali ammettono l’assenza di una definizione e di una storia della sinodalità nella Chiesa, che sarebbe piuttosto un’avventura sperimentale nata dalla prassi stessa. Durante l’avvio del nuovo pontificato, il processo iniziato da papa Francesco è proseguito senza interruzioni: gli ultimi due concistori ne hanno preso la forma, il rapporto del Gruppo 9 al sinodo ne ha mostrato gli esiti, e Fiducia supplicans è stata di fatto confermata distinguendo tra benedizioni formali e informali.
Sarah denuncia la deriva pagana e la Pachamama
Anche il cardinale Sarah ha usato parole dure verso la nuova sinodalità, in un’intervista a Diane Montagna del 16 luglio scorso. Secondo lui la sinodalità non appartiene alla tradizione della Chiesa e non se ne comprende il senso; la stessa espressione “Chiesa che cammina” non sarebbe traducibile in molte lingue africane. Sul rapporto del Gruppo 9, Sarah ha chiesto a Leone XIV di esaminarlo personalmente prima di diffonderlo nelle diocesi, di chiarire la posizione della Chiesa sull’omosessualità e di non ripetere i danni seguiti a Fiducia supplicans. Molto duro è stato anche il passaggio sulla Pachamama, rimasta esposta durante il Sinodo dell’Amazzonia del 2019: il cardinale si è chiesto perché non fosse stata scelta un’immagine mariana come Nostra Signora di Guadalupe, denunciando l’ingresso di «un idolo inca» fino alla basilica di San Pietro.

Cosa chiedono davvero Burke e Sarah a Leone XIV
In sintesi, Burke e Sarah chiedono al Papa una pausa di riflessione sulla nuova sinodalità, uno stop all’omosessualismo cattolico, il superamento di Fiducia supplicans e la cancellazione di Traditionis custodes, che Sarah vorrebbe vedere reso innocuo o del tutto ritirato. Nessuno dei due cardinali si è spinto fino a chiedere una revisione di Amoris laetitia. Le loro parole, pur diverse per stile, convergono su un punto: la necessità che papa Leone XIV ponga un freno esplicito a processi che, secondo loro, si sono spinti oltre i confini della tradizione.
Gli episodi che confermano l’urgenza dei cardinali
Guardando alla cronaca ecclesiale delle ultime settimane, l’appello dei due porporati trova diversi riscontri. Il vescovo di Modena, Erio Castellucci, ha proposto di far presiedere a una donna la liturgia della Parola durante la Messa; i vescovi del Belgio hanno spinto per l’ordinazione di preti sposati; a Los Angeles si è tenuta una “Misa Azteca” con danze pagane, mentre la cattedrale di San Diego ha celebrato una Messa a tema Lgbt. È stato inoltre nominato vescovo di Eichstätt un prelato favorevole al cammino sinodale tedesco, e Vatican News ha pubblicato un articolo che, pur segnalando i rischi dell’intelligenza artificiale, presenta la fecondazione in vitro come una pratica ormai normale. Un quadro che, secondo Burke e Sarah, giustifica pienamente la richiesta di un intervento deciso da parte del Papa.