Il Papa commenta la parabola degli operai dell’ultima ora pagati come i primi e ricorda l’appello per le vittime di guerre e disastri climatici
Il 20 settembre 2026, durante l’appuntamento dell’Angelus, Papa Leone ha commentato la parabola degli operai della vigna, pagati tutti allo stesso modo indipendentemente dall’ora in cui hanno iniziato a lavorare. Il Pontefice ha spiegato che il padrone della vigna avrebbe potuto retribuire per ultimi gli operai dell’ultima ora, evitando così che quelli della prima ora vedessero il compenso pari al loro. Ha scelto invece di pagarli per primi e con la stessa cifra. «Le vie di Dio non sono le nostre e la sua misericordia è infinitamente più grande di quanto possiamo immaginare», ha affermato, aggiungendo che questo dettaglio della parabola «non deve sfuggirci».
Perché il padrone paga per primi gli ultimi arrivati
Secondo Papa Leone, la scelta del padrone della vigna non è casuale. Pagare gli operai dell’ultima ora davanti a tutti, e con la stessa somma dei primi, serve a un unico scopo: «vuole che vedano la sua bontà». Il Pontefice osserva che «la reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno si sarebbe, dunque, potuta evitare facilmente, invece è voluta», perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno. Dio, ha aggiunto, ha «vie diverse e pensieri nuovi» anche per chi si considera tra i primi e ritiene di essersi guadagnato da solo ciò che ha ottenuto.
La parabola degli operai e la misericordia che supera il merito
Dalla parabola degli operai il Papa trae una lezione più ampia sul rapporto tra giustizia umana e misericordia divina. «Tutti guadagniamo gioia, intelligenza e futuro», ha detto, «quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine». Per questo, ha proseguito, è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna e servire il suo Regno di giustizia e di pace. Non c’è spazio, ha chiarito, «per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio».

L’appello per le vittime di guerre e disastri climatici
Nel corso dell’Angelus, Papa Leone si è detto preoccupato per la violenza e i fenomeni climatici estremi che stanno aggravando le già precarie condizioni di vita di intere popolazioni, in particolare di donne e bambini. Il Pontefice ha rivolto un appello alla comunità internazionale, chiedendo che non manchi ai «fratelli e sorelle» colpiti l’assistenza necessaria. Un richiamo che si aggiunge ai temi già toccati durante la riflessione sulla parabola, legando la misericordia raccontata nel Vangelo alla condizione concreta di chi oggi soffre per conflitti e crisi ambientali.
Il ricordo di Pescantina e degli internati della Seconda guerra mondiale
Tra i saluti finali, Papa Leone ha ricordato la comunità di Pescantina, vicino Verona, riunita lo stesso giorno attorno al monumento dedicato agli ex internati per commemorare quanti furono deportati e fatti prigionieri durante la Seconda guerra mondiale. Un gesto, ha spiegato il Pontefice, che vuole sottolineare come non si debba dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli stessi errori del passato. Con questo riferimento, il Papa chiude l’Angelus riportando la memoria storica al centro della riflessione sulla misericordia e sulla responsabilità di ciascuno verso gli altri.