Profanazione a Medjugorje, la voce del vescovo Palić

Il vescovo Petar Palić interviene dopo la profanazione a Medjugorje, tra il danneggiamento delle statue della Madonna e un incendio alla chiesa. Il vescovo Petar Palić interviene dopo la profanazione a Medjugorje, tra il danneggiamento delle statue della Madonna e un incendio alla chiesa.
Il vescovo Petar Palić durante una celebrazione a Medjugorje
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Il vescovo Petar Palić interviene dopo la profanazione a Medjugorje, tra il danneggiamento delle statue della Madonna e un incendio alla chiesa.

Nelle prime ore del 28 luglio 2026 Medjugorje è stata colpita da un grave episodio di profanazione a Medjugorje, che ha ferito due dei suoi luoghi più cari ai pellegrini. Il fatto ha spinto il vescovo di Mostar-Duvno e amministratore apostolico di Trebinje-Mrkan, monsignor Petar Palić, a diffondere una dichiarazione ufficiale. Anche l’ufficio parrocchiale di Medjugorje ha voluto far sentire la propria voce, mentre le forze dell’ordine hanno già fermato una persona ritenuta collegata ai fatti.

Cosa è successo nella notte a Medjugorje

Verso le 04:30 la Stazione di Polizia di Čitluk ha ricevuto una segnalazione: la statua della Madonna al Podbrdo era stata danneggiata con la scritta di contenuti offensivi. Poco dopo, verso le 05:00, è arrivata una seconda segnalazione, questa volta per un incendio nella parte esterna dell’altare della chiesa di San Giacomo a Medjugorje. Sul posto sono intervenuti gli agenti e un ispettore antincendio del Ministero degli Interni del Cantone Erzegovina-Neretva, mentre il procuratore del Cantone di Mostar ha seguito personalmente il sopralluogo. Una persona collegata ai fatti è stata individuata e fermata nel Cantone dell’Erzegovina Occidentale, grazie anche alla collaborazione di cittadini e media.

Le parole del vescovo Petar Palić

Monsignor Palić ha accolto la notizia con profondo dolore, spiegando che questi gesti non colpiscono soltanto una pietra, una statua o un altare, ma feriscono il cuore di chi in quei luoghi cerca Dio, pace e conversione. Ha ricordato che la storia della Chiesa ha già conosciuto templi distrutti e chiese incendiate, senza che questo scalfisse la fede dei popoli. Al di là delle diverse opinioni su Medjugorje, ha aggiunto, nulla può giustificare l’odio o la violenza contro un luogo di preghiera. Il vescovo ha invitato i fedeli a non rispondere con l’amarezza, ma con “preghiera, digiuno, perdono”, citando la Lettera ai Romani sul non lasciarsi vincere dal male. Ha pregato infine per la conversione di chi ha compiuto il gesto e per la pace di tutti.

Monsignor Palić ha accolto la notizia con profondo dolore, spiegando che questi gesti non colpiscono soltanto una pietra, una statua o un altare, ma feriscono il cuore di chi in quei luoghi cerca Dio, pace e conversione.
La chiesa di San Giacomo a Medjugorje

La risposta della parrocchia di Medjugorje

Anche l’ufficio parrocchiale di Medjugorje ha diffuso una nota, accogliendo con grande tristezza la notizia del danneggiamento degli spazi di preghiera della parrocchia. I lavori di pulizia e ripristino sono cominciati subito, per restituire ai fedeli ambienti degni della preghiera. La parrocchia ha ringraziato quanti stanno collaborando con il proprio impegno, e ha ribadito che il santuario resta aperto a tutti i pellegrini, con il programma di preghiera che prosegue regolarmente nonostante l’accaduto.

Un invito alla preghiera e al perdono

Sia il vescovo Palić sia la parrocchia hanno indicato la stessa strada: rispondere al male con la preghiera, il digiuno e il perdono, lo stesso invito che secondo la parrocchia la Madonna ripete da oltre quarant’anni a Medjugorje. Nessuno dei due comunicati entra nel merito delle indagini, lasciate alla magistratura e alle forze dell’ordine competenti. Resta però un messaggio comune, quello di non lasciare che un gesto di violenza cambi il senso di un luogo nato per l’incontro e la riconciliazione.