L’arcivescovo di Sydney Antony Fisher denuncia il pregiudizio anticattolico dopo gli spettacoli osceni allestiti in un’ex chiesa della città australiana.
A Sydney una ex chiesa cattolica, sconsacrata fin dagli anni Trenta, è tornata al centro delle cronache per un motivo che poco ha a che fare con la fede. L’edificio, intitolato a Saint John the Evangelist, è stato trasformato in uno spazio artistico chiamato Divine Playhouse, presentato come luogo inclusivo per la comunità LGBTQ+ e inaugurato l’8 lugliocon un permesso valido per un anno. Nei tre giorni di apertura si sono svolti una festa di lancio, una serata di cabaret queer e una discoteca, prima che il contratto d’affitto venisse rescisso per attività commerciali giudicate offensive. A intervenire con una dichiarazione pubblica è stato l’arcivescovo di Sydney Antony Fisher, che ha definito la vicenda un caso di pregiudizio anticattolico.
Immagini e titoli che hanno acceso la protesta
Le immagini diffuse sui social media mostravano un maiale che offriva patatine fritte McDonald’s come “Corpo di Cristo”, oltre ad artisti maschi vestiti da suore. Gli eventi erano pubblicizzati con titoli come “Disordine della domenica” e “Confessioni sacrileghe”. Secondo l’arcivescovo Fisher, non si trattava di riferimenti casuali al cristianesimo né di semplici critiche alle istituzioni religiose: le rappresentazioni configuravano, nelle sue parole, “una deliberata appropriazione, sessualizzazione e denigrazione di simboli e rituali specifici e sacri della fede cattolica”. Il presule ha aggiunto che le giustificazioni fornite dagli organizzatori, secondo cui gli eventi non miravano a deridere i cattolici, non risultano convincenti.
La risposta dei fedeli con una veglia di preghiera
Di fronte alle iniziative allestite nell’ex chiesa, i cattolici non hanno reagito con proteste violente. Il movimento cattolico Fit for the Kingdom si è radunato in preghiera, recitando il santo rosario davanti all’edificio. L’arcivescovo Fisher ha sottolineato che questa forma di dissenso pacifico dimostra come sia possibile esprimere un’obiezione seria senza ricorrere a intimidazioni, abusi o odio. Ha ricordato inoltre il significato dei simboli coinvolti: l’Eucaristia non è, per i cattolici, un motivo culturale adatto alla parodia, ma il sacramento al centro del culto, la presenza reale di Cristo. Gli abiti religiosi, ha aggiunto, raccontano la storia di donne che hanno dedicato la vita a Dio e al servizio degli altri.

Il finanziamento pubblico e le reazioni politiche
Gli eventi del Divine Playhouse avevano ricevuto un finanziamento di 100.000 dollari attraverso una sovvenzione dell’ente Create NSW. Il Premier ha fatto sapere che la sovvenzione sarà oggetto di verifica, un fatto che l’arcivescovo Fisher ha definito positivo. Meno rassicurante, a suo giudizio, è che alcuni parlamentari e funzionari pubblici si siano invece affrettati a difendere gli spettacoli, liquidando le obiezioni cattoliche come episodi di omofobia. Fisher ha chiesto che le credenze sacre della Chiesa non vengano prese di mira con fondi pubblici e che le proteste pacifiche dei fedeli non siano scambiate per manifestazioni di odio.
Il pregiudizio anticattolico secondo l’arcivescovo
Nella parte conclusiva della sua dichiarazione, Fisher è tornato sul nodo centrale della vicenda: “Per troppo tempo, il pregiudizio anticattolico è stato trattato come una forma di intolleranza relativamente accettabile”. L’arcivescovo ha ribadito che sostenere la libertà di parola non equivale a considerare positiva ogni forma di espressione, né a lasciare impunite le espressioni offensive. Ha inoltre osservato che l’autentica espressione dell’identità o delle credenze di una persona non dovrebbe mai passare attraverso la denigrazione di quelle altrui, e che tolleranza e inclusività non possono tradursi nell’obbligo, per i cattolici, di restare in silenzio davanti allo scherno di ciò che considerano sacro.