Al Mladifest di Medjugorje fra Ljubo Kurtović spiega perché il digiuno rafforza fede, speranza e amore, aiutandoci a crescere nello spirito.
Nella terza giornata del 37° Mladifest, il Festival dei giovani di Medjugorje, la catechesi mattutina è stata guidata da fra Ljubo Kurtović, parroco di Tihaljina e per anni vicario parrocchiale a Medjugorje, dopo la preghiera condotta da fra Zvonimir Pavičić. Fra Ljubo ha aperto chiedendo ai giovani perché avessero scelto di venire in un luogo privo di mare e di grandi attrattive turistiche, con due colline di pietra e una chiesa senza pregio artistico, quando altrove si cerca solo svago. “È uno dei miracoli di Medjugorje”, ha detto, spiegando che qui si vive un’esperienza che si porta poi nella vita di ogni giorno. Ha ricordato che i messaggi della Madonna non contengono nulla di nuovo: sono semplici e richiamano un tema che i cristiani hanno dimenticato, il digiuno.
Il digiuno non è un fine ma uno strumento
Fra Ljubo ha chiarito che il digiuno non va inteso come obiettivo ma come mezzo per entrare nel Regno di Dio. Ha osservato come oggi se ne parli soprattutto in chiave terapeutica o dietetica, per dimagrire o recuperare la salute, perdendo di vista il senso più autentico. Ha spiegato che il digiuno è rinuncia al superfluo, un modo per mettere ordine nella propria vita, aggiungendo che per i cristiani la Quaresima dovrebbe durare tutto l’anno, perché solo svuotandoci possiamo lasciare spazio alla grazia di Dio. Lo scopo, ha detto, è rafforzare fede, speranza e carità: possiamo sempre credere, sperare e amare di più. Ha ricordato che il digiuno è presente in tutte le religioni e ha radici bibliche, ed è un’arma potente contro l’influsso del maligno.
L’eredità dei seminari di fra Slavko Barbarić
Fra Ljubo ha citato fra Slavko Barbarić, definendolo un vero discepolo della scuola di Maria, capace di avviare su impulso della Madonna i seminari di digiuno, preghiera e silenzio. Ha raccontato episodi vissuti da giovane sacerdote, quando guidò il primo seminario dopo la morte di fra Slavko, tra cui l’incontro con una donna convinta di dover mangiare per non morire: lui la invitò al ristorante, ma lei preferì pregare per avere la forza di resistere. Ha osservato come nel clima di digiuno, preghiera e silenzio emergano spesso ferite, traumi e frustrazioni rimaste nascoste, al punto che il corpo arriva a portare il peso dell’anima, origine di malattie psicosomatiche senza causa virale o batterica.

La fame vera è quella di Dio
Secondo fra Ljubo il digiuno è la via verso la libertà, che solo Chi è amore e pienezza di vita può donare. Nel digiuno, ha spiegato, si scopre la fame vera, quella di Dio, perché il cuore non si inganna con cibo e bevande. Il digiuno, ha aggiunto, purifica anche la preghiera, evitando che vi si insinuino egoismo e orgoglio: capita infatti di misurare l’amore di Dio in base a ciò che si è ottenuto o meno da ciò per cui si è pregato, dimenticando che occorre cercare prima il Regno dei cieli, come insegna Gesù. Rinunciare al cibo permette di riscoprirlo come dono e di vivere i pasti con un cuore grato, soprattutto nei giorni che precedono le grandi feste, come l’Assunta o il Natale.
Digiunare oggi, tra rinuncia e perdono
Fra Ljubo ha ricordato che prima del Concilio Vaticano II il digiuno era più severo: oggi la Chiesa prevede solo il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Digiunare non significa solo rinunciare a pane e acqua: si può digiunare anche da internet, dal cellulare o da letture e parole non buone, perché un digiuno fisico vissuto bene è sempre anche spirituale. A volte è più facile digiunare un giorno a pane e acqua che perdonare qualcuno, ma è proprio questo digiuno a condurre verso il perdono: se non accresce l’amore, rischia di generare orgoglio. Fra Ljubo ha invitato tutti a rinunciare a qualcosa e a lasciare Medjugorje con la decisione di combattere una propria dipendenza. “Il peggio è smettere di lottare”, ha detto, ricordando che Cristo è risorto e vuole vincere anche in noi. Al termine fra Zvonimir Pavičić ha lanciato ai giovani una sfida: due ore senza cellulare, accolta da molti sull’altare esterno.