Nell’ultima catechesi del Mladifest a Medjugorje, fra Bojan Rizvan ha parlato di San Francesco, dell’amore per Cristo e del ritorno alle origini della fede.
A Medjugorje l’ultima catechesi del Mladifest 2026 porta la firma di fra Bojan Rizvan, membro della Custodia francescana di San Girolamo. Il religioso ha tenuto l’intervento conclusivo del festival il 5 agosto, sull’altare esterno della chiesa di San Giacomo, davanti a migliaia di giovani arrivati da ogni parte del mondo. Prima della catechesi, come ogni mattina del Mladifest, la preghiera è stata guidata dal parroco fra Zvonimir Pavičić. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno, “Ad fontem”, tornare alla sorgente, ha fatto da filo conduttore a tutto il discorso di fra Bojan, che ha collegato Medjugorje, la figura di Maria e la spiritualità di San Francesco d’Assisi. Non un semplice slogan, ha spiegato, ma un invito personale a tornare a Cristo, come ha ricordato anche papa Leone nel suo messaggio per il Mladifest.
Il Mladifest a Medjugorje, tornare alla sorgente
Fra Bojan ha spiegato che Medjugorje è il luogo in cui i giovani rafforzano il proprio rapporto con Cristo, incontrato soprattutto nella celebrazione dei sacramenti. Il religioso ha ricordato come questo posto sia segnato dalla vicinanza di Maria e, insieme, dalla spiritualità francescana, richiamando le numerose testimonianze di cambiamento di vita attribuite alla sua intercessione. Ha poi collegato il tema del ritorno alle origini alla vita di San Francesco, che permise a Cristo di trasformarlo completamente. Per fra Bojan questo vale anche oggi: lasciare che sia Dio a vincerci, non per umiliarci, ma per trasformarci in profondità.
L’innamoramento per Cristo secondo San Francesco
Il frate ha usato l’immagine dell’innamoramento per descrivere la fede di Francesco, sottolineando che un sentimento simile non si può nascondere e spinge a compiere gesti che altrimenti non faremmo. Ha però avvertito che sui sentimenti non si costruisce nulla di stabile: la vita spirituale va radicata nella volontà di Dio, non nell’emozione del momento. Francesco, ha detto fra Bojan, voleva essere una risposta all’amore di Cristo e piangeva perché “l’amore non è amato”. Quando permettiamo a Dio di entrare nella nostra vita, ha aggiunto, cambiano anche le nostre priorità: troviamo tempo per ciò che amiamo davvero e scuse per tutto il resto.

Il sogno giovanile e la voce dalla croce
Fra Bojan ha ricordato che da giovane Francesco non immaginava di diventare santo: sognava fama, il titolo di cavaliere, la stima altrui. Un sogno cambiò tutto, quando gli fu chiesto se preferisse servire il servo o il padrone: per fra Bojan, Dio non si presenta mai con un’accusa, ma con una domanda, perché desidera conquistarci e trasformarci. Da qui la domanda rivolta ai giovani riuniti a Medjugorje: lasciano che Dio entri nei loro sogni? Francesco, ha proseguito, non chiedeva a Dio come facciamo spesso noi, ma domandava cosa volesse da lui, diventando così suo servo. Fu allora che udì la voce dalla croce chiedergli di riparare la Chiesa, missione che compì vivendo il Vangelo con santità, fino a essere definito da molti come un altro Cristo.
La Porziuncola di Medjugorje, un pezzo di cielo
Fra Bojan ha chiuso la catechesi raccontando l’amore particolare di Francesco per la Porziuncola, la piccola porzione di terra che il santo considerava un luogo speciale della presenza di Dio. Su quel pezzo di terra, ha spiegato, Francesco scoprì un pezzo di cielo, ed è per questo che la Vergine venerata in quel luogo porta il titolo di Madonna della Porziuncola. Per fra Bojan, Medjugorje è oggi una nuova Porziuncola: qui i giovani ascoltano la parola di Dio e, se le permettono di abitare nel cuore, diventano a loro volta un pezzo di cielo gli uni per gli altri. Con questo augurio, rivolto a tutti i presenti sull’altare di San Giacomo, si è conclusa la catechesi che ha segnato il quinto giorno del Mladifest.