La corsa alle armi intelligenti e il costo in vite umane

Gli investimenti nelle armi intelligenti crescono a ritmo record, ma sul campo l'intelligenza artificiale sbaglia e paga chi non ha colpe. Gli investimenti nelle armi intelligenti crescono a ritmo record, ma sul campo l'intelligenza artificiale sbaglia e paga chi non ha colpe.
Militare manovra un drone d'attacco
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Gli investimenti nelle armi intelligenti crescono a ritmo record, ma sul campo l’intelligenza artificiale sbaglia e paga chi non ha colpe.

Le cosiddette armi intelligenti non sono più un’ipotesi di scuola: vengono già testate sul campo, spesso a spese di vite civili innocenti. Mentre il settore della tech defence attira investimenti record in tutto il mondo, cresce anche l’allarme di chi segue da vicino questi sviluppi tecnologici e militari. Papa Leone XIV ha condannato con parole nette l’idea di affidare decisioni letali a sistemi automatici, mentre la campagna internazionale “Stop Killer Robots” chiede regole vincolanti ormai da 13 anni, senza risultati concreti. Sul fronte accademico, la filosofa Mariarosaria Taddeo, docente a Oxford, mette in guardia da un’erosione silenziosa del diritto internazionale umanitario davanti a tecnologie che nessuna norma ancora regola davvero.

L’allarme del Papa sulle armi intelligenti

Nell’enciclica Magnifica humanitas, il Papa ha scritto che «non è lecito affidare a sistemi artificiali decisioni letali», evidenziando come nessun algoritmo possa rendere la guerra moralmente accettabile. La richiesta è che lo sviluppo bellico dell’IA resti sottoposto a vincoli etici rigorosi e che la catena di responsabilità rimanga sempre verificabile. Nel frattempo, però, il confine tra industria tecnologica e comandi militari si assottiglia: accordi come quello recente tra OpenAI e il Pentagono hanno fatto cadere barriere considerate fino a poco tempo fa intoccabili. Il settore della tech defence intanto cresce a ritmi sostenuti: secondo il ricercatore Davide Del Monte, della campagna Stop Killer Robots, gli investimenti nelle startup di settore hanno superato i 14,6 miliardi di dollari nei primi cinque mesi del 2026, contro i 9,6 miliardi di tutto il 2025.

Quando l’IA sostituisce generali e comandanti

Le aziende che alimentano questa crescita sono ormai note. Palantir ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato fino a 8,16 miliardi di dollari, spinta da una domanda crescente per i suoi strumenti di analisi dati, usati anche dalla Nato per individuare bersagli in tempo reale. Anduril, altra azienda del settore, sviluppa jet autonomi e mini missili da crociera, e ha attirato investitori come 1789 Capital, il fondo legato a Donald Trump Jr. Del Monte descrive così il cambiamento in atto: «le armi autonome stanno scalando la gerarchia militare». Il programma Linchpin del Pentagono spinge in questa direzione, integrando stabilmente IA nei sistemi d’arma, mentre persino il caccia F-35 viene descritto come capace di tracciare bersagli in modo completamente autonomo.

Mariarosaria Taddeo, docente di Digital Ethics and Defence Technologies a Oxford e autrice di "Codice di guerra", osserva che l'intelligenza artificiale nella difesa è ormai adottata da tutte le grandi potenze, senza leggi condivise capaci di regolarla
Filosofa Mariarosaria Taddeo, docente a Oxford

Il prezzo reale sul campo di battaglia

In Ucraina, il sistema Saker Scout permette a un drone di completare un attacco anche dopo aver perso il collegamento con l’operatore umano. Ma l’apprendimento sul campo comporta errori che costano vite: il programma Lavender, usato dalla difesa israeliana, ha etichettato 37mila palestinesi come membri di gruppi armati, sbagliando in media una volta su dieci. In Iran, dove l’esercito americano ha usato l’IA per identificare oltre mille bersagli in 24 ore, il software di Palantir è stato accusato di aver segnalato come obiettivo una scuola, poi colpita a febbraio, probabilmente per un’informazione non verificata. Sono episodi che, al di là delle valutazioni politiche, impongono una riflessione etica non più rinviabile.

La filosofa Taddeo avverte: nessuno può scommettere sulla vita altrui

Mariarosaria Taddeo, docente di Digital Ethics and Defence Technologies a Oxford e autrice di “Codice di guerra”, osserva che l’intelligenza artificiale nella difesa è ormai adottata da tutte le grandi potenze, senza leggi condivise capaci di regolarla. La filosofa individua quattro derive etiche: l’imprevedibilità dei sistemi di apprendimento automatico, la velocità che anestetizza il giudizio morale, l’erosione della responsabilità e il rischio di un’escalation cibernetica. Parla di una vera e propria scommessa morale, sostenendo che «nessuno ha il diritto di scommettere la vita degli altri». Ricorda che il diritto umanitario si applica all’IA solo sulla carta, perché è stato scritto per armi che non imparano. La scadenza fissata da Guterres per il 2026 per un trattato vincolante è ormai scaduta senza esito: tra le vie d’uscita indicate ci sono l’applicazione immediata di principi etici nelle istituzioni della difesa, un’iniziativa guidata dalle Nazioni Unite e un approccio pragmatico che distingua i sistemi da proibire da quelli da regolare.