Michele Magone, il ragazzo di Don Bosco che cambiò vita

Nel premio Magone degli oratori salesiani non vince il più bravo, ma chi si è impegnato di più per cambiare se stesso, come fece Michele Magone. Nel premio Magone degli oratori salesiani non vince il più bravo, ma chi si è impegnato di più per cambiare se stesso, come fece Michele Magone.
Fra Goran Azinović
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Nel premio Magone degli oratori salesiani non vince il più bravo, ma chi si è impegnato di più per cambiare se stesso, come fece Michele Magone.

Nella riflessione quotidiana “Duhovni poticaj – Živo vrelo”, trasmessa da Radio Mir Međugorje dal lunedì al sabato alle 3 e alle 7:10, questa settimana la parola è affidata a fra Goran Azinović, sacerdote della Provincia francescana di Erzegovina, oggi missionario a Zurigo. Nella puntata del 19 agosto 2026 il religioso propone una riflessione dal titolo Il ragazzo che ce l’ha fatta, dedicata a un aspetto poco conosciuto della pedagogia salesiana. Viviamo, spiega fra Goran, in una cultura che premia solo i migliori, dove genitori e figli, spesso senza accorgersene, entrano in una gara continua per essere i primi. Anche a scuola molti ragazzi inseguono la media più alta pur di ottenere il riconoscimento di studente modello. Negli oratori salesiani, però, le cose funzionano diversamente, come dimostra la storia di Michele Magone.

Perché negli oratori salesiani non si premia il più bravo

Negli oratori salesiani, ricorda fra Goran, non esiste un premio per l’alunno con la media più alta o per chi colleziona solo voti eccellenti. Il motivo è semplice: dietro i voti migliori può nascondersi l’egoismo di chi vuole essere il primo a ogni costo, alimentando così la propria vanità. Al suo posto viene assegnato il premio Magone, che porta il nome di un ragazzo vissuto nell’Ottocento. Non premia chi ottiene i risultati migliori, ma chi si è impegnato di più per cambiare se stesso, chi ha lavorato duramente sulla propria condotta anche partendo da una situazione difficile.

Michele Magone: il significato del premio a lui dedicato

Il premio prende il nome da Michele Magone, vissuto tra il 1845 e il 1859, uno degli allievi più noti di san Giovanni Bosco. Non si tratta di un riconoscimento per il migliore in classe: chi lo riceve può anche aver ottenuto un buon profitto scolastico, ma soprattutto ha investito impegno e sacrificio per trasformare se stesso e progredire sensibilmente nel proprio comportamento. È un premio che guarda al percorso personale più che al risultato finale.

Il premio prende il nome da Michele Magone, vissuto tra il 1845 e il 1859, uno degli allievi più noti di san Giovanni Bosco
Don Bosco circondato dai ragazzi

La storia di un ragazzo salvato dalla strada

Michele era un ragazzo di Torino, e la sua vicenda resta impressa perché fuori dal comune. Quando Don Bosco lo incontrò e lo salvò dalla strada, il ragazzo era irrequieto, spesso coinvolto in risse e disordini. Don Bosco, però, seppe scorgere in lui un potenziale e una reale possibilità di cambiamento. Fu proprio così: entrato nell’oratorio, Michele iniziò gradualmente a trasformare la propria vita. Si ammalò e morì giovanissimo, a soli 13 anni, dopo una breve malattia.

Una lezione ancora attuale

Nel breve tempo che gli fu concesso, Michele Magone cambiò in profondità: pregò di più, fu un amico fedele, aiutò gli altri e desiderò ardentemente conoscere Gesù. Don Bosco stesso testimoniò che nessuno, nella sua esperienza, aveva mai compiuto un cambiamento così rapido e radicale. Per fra Goran Azinović questo ragazzo può diventare un modello anche per la nostra cultura: non guardare solo a chi è già il migliore, ma anche a chi desidera cambiare, pur essendo ancora lontano dalla perfezione. Il messaggio più profondo resta questo: con un cuore aperto come quello di Magone, ognuno può realizzare una vera trasformazione della propria vita.