Il Libano dice basta alla pena di morte, primo caso arabo

Il Parlamento libanese ha votato l'abolizione della pena di morte, sostituita dall'ergastolo: primo paese arabo a compiere questo storico passo. Il Parlamento libanese ha votato l'abolizione della pena di morte, sostituita dall'ergastolo: primo paese arabo a compiere questo storico passo.
Cella di un carcere
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Il Parlamento libanese ha votato l’abolizione della pena di morte, sostituita dall’ergastolo: primo paese arabo a compiere questo storico passo.

Il Libano diventa il primo paese arabo a mettere fine per legge alla pena di morte. Lo scorso 11 agosto il Parlamento di Beirut ha approvato a larga maggioranza un testo che sostituisce la pena capitale con l’ergastolo o con i lavori forzati a vita. Una svolta attesa da tempo, che arriva dopo anni in cui il Paese aveva sospeso di fatto le esecuzioni senza però cancellare la pena di morte dal proprio ordinamento. Il blocco parlamentare di Hezbollah ha votato contro il provvedimento. Prima di entrare in vigore, il testo dovrà comunque essere promulgato dal presidente Joseph Aoun. Si tratta comunque di un passaggio storico per l’intera regione, dove diversi Stati vicini continuano ancora oggi ad applicare la pena capitale.

Il voto in Parlamento sulla pena di morte

Il testo approvato dal Parlamento libanese introduce due alternative alla pena capitale: la reclusione a vita e i lavori forzati a perpetuità. La riforma ha ottenuto un’ampia maggioranza in Aula, segno di un consenso politico costruito nel tempo attorno al tema. Contro il provvedimento si è schierato solo il blocco parlamentare di Hezbollah, mentre le altre forze politiche hanno sostenuto il cambiamento. Perché la legge diventi effettiva, resta necessaria la promulgazione da parte del presidente Joseph Aoun, passaggio previsto dalla Costituzione libanese per ogni testo approvato dal Parlamento. Fino ad allora, la pena di morte rimane formalmente in vigore, anche se non più applicata nella pratica da oltre vent’anni.

Un moratorio che durava dal 2004

Il Libano osservava già un moratorio di fatto sulle esecuzioni dal 2004, ma la pena di morte non era mai stata cancellata dal codice penale. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione Ensemble contre la peine de mort (ECPM), nel 2025 si contavano ancora 84 persone nei bracci della morte del Paese. La decisione del Parlamento arriva pochi mesi dopo l’esame della situazione dei diritti umani libanesi da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che aveva raccomandato proprio l’abolizione della pena capitale. Un percorso lungo, dunque, che unisce pressione internazionale e maturazione interna del dibattito politico.

Contro il provvedimento si è schierato solo il blocco parlamentare di Hezbollah, mentre le altre forze politiche hanno sostenuto il cambiamento.
Il Parlamento libanese durante una seduta

Il Libano tra i Paesi che hanno abolito la pena

Una volta pienamente applicata, la nuova legge farà del Libano il 114esimo Paese al mondo ad aver abolito completamente la pena di morte, secondo i dati di Amnesty International. Si tratta soprattutto di un primato per il mondo arabo, dove nessuno Stato aveva finora compiuto questo passo per via legislativa. Diversi vicini del Libano, del resto, continuano ancora ad applicare la pena capitale nei propri ordinamenti. La scelta di Beirut si inserisce così in un contesto regionale in cui il tema resta delicato e largamente irrisolto, rendendo la decisione libanese ancora più rilevante sul piano simbolico.

La Chiesa cattolica e la pena di morte

La Chiesa cattolica si oppone da anni alla pena di morte. Nel 2018 papa Francesco ha modificato il Catechismo della Chiesa Cattolica, definendo la pena capitale “inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona“. Più di recente anche Leone XIV ha ricordato che “neppure un assassino perde la propria dignità personale“. Parole che offrono una chiave di lettura per un provvedimento come quello approvato in Libano, in linea con l’insegnamento della Chiesa su questo tema.