All’udienza generale Leone XIV spiega che la musica sacra nella liturgia è preghiera e comunione, non un semplice ornamento della celebrazione.
Nell’udienza generale di oggi, nella Basilica Vaticana, Leone XIV ha dedicato la catechesi alla musica sacra, nell’ambito del ciclo dedicato alla Sacrosanctum Concilium. “La musica è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione”, ha affermato il Papa, richiamando l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Per Leone XIV, cantare e suonare nella liturgia significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello dei fratelli e con Dio. La musica esprime così la dimensione affettiva della preghiera e apre il cuore all’azione della grazia. Il Pontefice ha ricordato anche l’insegnamento di sant’Agostino, secondo cui il canto appartiene a chi ama profondamente. Nei saluti finali, il Papa ha ricordato la necessità di costruire la pace e ha reso omaggio alle vittime dello stalinismo e del nazismo.
Il canto come preghiera e comunione nella liturgia
Il canto, ha spiegato il Papa, non è soltanto un accompagnamento del rito ma esperienza di comunione: l’insieme delle voci unisce gli animi, aiuta a superare le differenze e riunisce l’assemblea nella lode a Dio. In questo modo, ha osservato Leone XIV, il canto diventa un segno visibile della comunione che appartiene alla natura stessa della Chiesa. È un principio che lega la musica liturgica alla vita della comunità, non a un semplice gusto estetico personale.
Le regole della musica sacra secondo il Papa
Da questa funzione della musica derivano precise responsabilità. Il canto sacro, ha ammonito Leone XIV, deve andare oltre le mode del momento e le sensibilità personali degli autori: la forma va mantenuta nobile e semplice, di qualità e al tempo stesso facilmente eseguibile, soprattutto quando è l’intera assemblea a cantare. Anche i testi devono restare profondi ma comprensibili, trovando ispirazione principale nella Sacra Scrittura, nei libri liturgici e nella tradizione spirituale della Chiesa. Su questo aspetto, ha sottolineato il Papa, occorre vigilare con attenzione. Il Pontefice ha richiamato anche il valore delle acclamazioni, dei salmi, delle antifone e del sacro silenzio, nell’equilibrio tra i diversi momenti della liturgia.

Canto gregoriano, organo e tradizioni culturali
Leone XIV ha ricordato il valore che il Concilio Vaticano II attribuisce al canto gregoriano e all’organo a canne, senza per questo escludere altri generi musicali e strumenti, purché adatti all’uso sacro e capaci di favorire l’edificazione dei fedeli. Attenzione particolare è stata rivolta anche alle diverse culture: le loro tradizioni musicali, ha ricordato il Papa, devono essere prese sul serio e, per quanto possibile, valorizzate nelle celebrazioni. Da qui l’importanza della formazione: compositori, musicisti e cantori sono chiamati a conoscere il patrimonio musicale della Chiesa e a metterlo in dialogo con la sensibilità contemporanea. Leone XIV ha rilanciato l’indicazione conciliare di promuovere lo studio della musica sacra nei seminari, nei noviziati e nelle scuole cattoliche.
L’appello di Leone XIV alla pace e alla memoria
Nei saluti finali l’orizzonte si è allargato alla pace. Ai giovani, ai malati e agli sposi novelli il Papa ha chiesto di coltivare un’autentica coscienza di pace, che richiede un impegno costante e la scelta onesta delle vie che la costruiscono nella società. Salutando i pellegrini polacchi, Leone XIV ha ricordato la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo, che ricorre il 23 agosto, e la figura del sacerdote Władysław Findysz, primo polacco beatificato come martire delle persecuzioni comuniste. La sua testimonianza, ha auspicato il Papa, ricordi che la civiltà dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene.