La Croce degli sportivi, simbolo di pace nato per Londra 2012, è arrivata a Taranto ed è esposta in Basilica per i Giochi del Mediterraneo.
Un lungo applauso, accompagnato dalle note di Emmanuel, l’inno della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 intonato dal coro della cattedrale, ha accolto l’arrivo della Croce degli sportivi tra i vicoli della città vecchia di Taranto. Il manufatto rimarrà esposto nella Basilica di San Cataldo per tutta la durata dei XX Giochi del Mediterraneo, iniziati ieri nella città dei due mari. La Croce è stata portata in corteo insieme ai rappresentanti di Athletica Vaticana, l’associazione sportiva della Santa Sede che ne è custode, e ha attraversato il centro storico prima di raggiungere la cattedrale, dove è stata celebrata una Messa per il suo arrivo. Un gesto pensato come segno di pace, inclusione e speranza, alla vigilia di una manifestazione che coinvolge 26 paesi affacciati sul Mediterraneo.
La Croce degli sportivi, un simbolo nato per Londra 2012
L’opera è stata realizzata nel 2012 dall’artista inglese Jon Cornwall in occasione delle Olimpiadi di Londra. È composta da 15 tasselli di essenze lignee differenti, provenienti da luoghi come Terra Santa, Cina, Russia, Africa, Brasile e Australia, e al centro presenta uno spiraglio, pensato come simbolo di incontro e speranza. Il 14 giugno 2025, durante il Giubileo dello Sport a Roma, la Croce è stata affidata ad Athletica Vaticana, che da allora ne è custode con il compito di consegnarla periodicamente alle diocesi che ospitano i grandi eventi sportivi internazionali: da Milano, per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, fino a Taranto, oggi.
Il ruolo degli oratori nella diocesi di Taranto
A portare la Croce fino in cattedrale, insieme ai rappresentanti di Athletica Vaticana, è stato Cristian Piscardi, presidente del comitato zonale ANSPI Taranto, che riunisce gli oratori della diocesi. Piscardi ha parlato di un’emozione unica, sottolineando come i Giochi rappresentino una rinascita sociale e culturale per i ragazzi del territorio. Ha ricordato che negli oratori crescono i talenti, e che educatori, animatori e catechisti sono spesso i primi ad accorgersene: l’oratorio, ha detto, resta una piazza di incontro dove i ragazzi ritrovano se stessi. «Lo sport è uno strumento di fraternità, pace, condivisione e pura competizione», ha dichiarato.

Le parole dell’arcivescovo Miniero sui talenti
Durante la Messa celebrata per l’arrivo della Croce, l’arcivescovo Ciro Miniero ha collegato la parabola dei talenti al mondo dello sport, definendolo un dono del Signore da usare per condividere e costruire pace. Rivolgendosi agli atleti presenti, li ha invitati a intraprendere percorsi autentici e a vivere la competizione con spirito di dono. «Partite con l’entusiasmo di chi perde la vita e la ritrova in Dio», ha detto monsignor Miniero, aggiungendo che la manifestazione rappresenta un’occasione di rilancio e di speranza per l’intera città, e chiedendo attenzione alla tutela della salute degli atleti.
Uno sport che unisce 26 paesi nel segno della pace
A margine della celebrazione, l’arcivescovo ha ribadito il significato della manifestazione, che vede coinvolti 26 paesi del bacino del Mediterraneo. Ha parlato di uno sport capace di disegnare un modello di società nuova, dove tutti possono partecipare e incontrarsi cercando il bene reciproco attraverso le regole del gioco e l’impegno condiviso. La comunità ionica, ha detto, accoglie con gioia l’evento, ricordando che gli atleti non sono a Taranto soltanto per le gare, ma per portare un messaggio di pace che attraversa tutti i mari, dalle sponde dello Ionio. Lo sport, ha concluso, educa alla fraternità tra i popoli, e per la città rappresenta una gioia immensa da condividere con il mondo intero.