Il 24 settembre l’arcivescovo Fulton Sheen sarà proclamato beato a Saint Louis: alcune curiosità sulla sua vita di predicatore e vescovo.
Giovedì 24 settembre la Chiesa proclama beato l’arcivescovo Fulton John Sheen (1895-1979), nella cattedrale di Saint Louis. A rappresentare Papa Leone XIV sarà il cardinale Luis Antonio Tagle. Sheen fu tra i volti più amati del cattolicesimo americano del Novecento: vescovo ausiliare di New York, poi vescovo di Rochester e arcivescovo titolare di Newport. Il miracolo riconosciuto per la sua beatificazione è avvenuto proprio nella sua diocesi natale, Peoria, in Illinois, il 16 settembre 2010, a meno di un miglio dalla cattedrale dove Sheen fu ordinato sacerdote e dove riposano le sue spoglie. Protagonista del prodigio fu il piccolo James Fulton Engstrom, nato privo di battito cardiaco: dopo le preghiere della famiglia rivolte a Sheen, il suo cuore riprese a battere dopo 61 minuti, permettendogli di crescere in perfetta salute. In attesa della cerimonia, ecco sette curiosità sulla sua vita.
Fulton Sheen, i record della sua carriera in tv e radio
Fulton Sheen fu un pioniere assoluto dei mass media. Nel 1940 apparve nella prima trasmissione televisiva di una funzione religiosa cattolica della storia. Dopo 22 anni alla guida del programma radiofonico The Catholic Hour, nel 1952 lanciò lo show televisivo Life Is Worth Living, che arrivò a radunare circa 30 milioni di telespettatori a settimana. Nel 1953 vinse l’Emmy Award come miglior personaggio televisivo e, nel ritirare il premio, ringraziò con la sua nota ironia i suoi quattro “sceneggiatori”: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Il successo televisivo gli valse anche un passaggio nel mondo dell’intrattenimento puro. Il 21 ottobre 1956, allora vescovo, apparve come “ospite misterioso” nel game show della CBS What’s My Line?, seguito in diretta da circa 11 milioni di famiglie. La panelist Arlene Francis intuì che si trattasse di una figura religiosa e Sheen rispose con autoironia: J’espère, cioè “Lo spero”. Fu il collega Bennett Cerf a pronunciare il suo nome, concludendo il gioco tra gli applausi generali.
La vita spirituale e i sacrifici nascosti
Al centro della vita di Sheen c’era l’Adorazione eucaristica quotidiana, la cosiddetta Ora Santa: una promessa mantenuta dal giorno dell’ordinazione sacerdotale fino all’ultimo respiro. Nella sua autobiografia Tesoro in argillaracconta i sacrifici compiuti per non mancare mai a quell’appuntamento, anche nei momenti di aridità spirituale. Una volta, rimasto chiuso per caso in una chiesa di Chicago, dovette arrampicarsi su una finestra e finì dritto nel deposito del carbone. Il 9 dicembre 1979 morì proprio nella sua cappella privata di New York, durante l’Ora Santa.
Sheen amava raccontare anche la lezione di uno spazzino incontrato a Roma durante il Concilio Vaticano II, al quale partecipò in tutte le sessioni dal 1962 al 1965, lavorando a stretto contatto con il giovane futuro Papa Benedetto XVI. Quell’uomo gli ricordò che svolgere un lavoro semplice per amore di Dio vale più di qualsiasi incarico ritenuto “importante”.

Le anime che Sheen condusse alla Chiesa
Attraverso le sue trasmissioni e i colloqui personali, Sheen accompagnò moltissime persone alla conversione o al ritorno alla fede cattolica. È impossibile stimare con precisione quante persone si siano convertite grazie alla sua predicazione: in tanti gli scrissero raccontando di essere tornati alla Chiesa grazie a qualcosa che aveva detto o fatto. Tra i volti noti che guidò alla fede figurano la parlamentare e ambasciatrice Clare Boothe Luce, l’attivista comunista Bella Dodd, il violinista Fritz Kreisler e l’attrice hollywoodiana Virginia Mayo.
Il rigore e la disciplina di un comunicatore instancabile
Nonostante la sua naturalezza davanti alle telecamere, Sheen dedicava oltre 30 ore di studio e prove alla preparazione di ogni singola puntata televisiva, esercitandosi nella recitazione anche in diverse lingue. La sua disciplina lo portava a lavorare fino a 19 ore al giorno. Come docente universitario, alla fine di ogni trimestre strappava i propri appunti di lezione per riscriverli da capo il semestre successivo, in modo da insegnare sempre con la mente libera da schemi già pronti.