Un miracolo eucaristico viene riconosciuto solo dopo l’indagine del vescovo e di un gruppo di esperti: ecco cosa accade e cosa valuta la Chiesa
Quando presentano la fede della Chiesa cattolica, gli apologeti indicano spesso il miracolo eucaristico come un segno visibile. Un segno che mostra come le parole pronunciate dal sacerdote durante la Messa non siano affatto vuote. Il numero di questi prodigi, però, è molto alto e può generare confusione. Lo testimonia il lavoro di San Carlo Acutis, che a suo tempo li catalogò uno per uno, mettendo in luce che non tutti i miracoli eucaristici sono uguali. Restano allora due domande semplici. Che cos’è, esattamente, un miracolo eucaristico? E che cosa accade quando se ne verifica uno? Per rispondere bisogna partire da ciò che avviene in ogni celebrazione, anche quando nessuno vede nulla di straordinario sull’altare. Tutto comincia, come sempre, dalla celebrazione della Messa.
Cosa accade sull’altare durante la consacrazione
Il sacerdote ripete le parole pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena e riportate dal Vangelo di Luca (Lc 22,19): “Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1376, descrive così quel momento: “Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue”. Le apparenze del pane e del vino rimangono. La sostanza, invece, viene trasformata completamente, per opera di Dio, nel corpo e nel sangue di Cristo. La sostanza è l’essere profondo di una cosa. Prima delle parole della consacrazione l’ostia è semplicemente pane, dopo diventa sostanzialmente il corpo di Gesù.
Sostanza e accidenti, una distinzione da capire
Durante la Messa cambia la sostanza, mentre di norma gli “accidenti”, cioè le apparenze, restano gli stessi. L’ostia conserva l’aspetto, il sapore e l’odore del pane, perché la sua parte esterna non viene modificata dalle parole del sacerdote. Alcuni insegnanti usano un paragone quotidiano. Una ragazza che cambia colore o taglio di capelli, o che si abbronza d’estate, appare diversa, ma resta sempre la stessa persona. La trasformazione che avviene in ogni Messa è certamente miracolosa, perché Dio cambia ciò che una cosa era in ciò che non era. I miracoli, però, vengono considerati in genere come fenomeni percepibili dai sensi umani, e sull’altare i nostri sensi non colgono nulla. San Tommaso d’Aquino lo ha espresso con parole poetiche: ciò che i sensi non riescono a comprendere, lo comprendiamo con l’assenso della fede.

Quando il velo si solleva e il pane diventa carne
Qui entra in gioco il miracolo eucaristico vero e proprio. In rare occasioni, sempre per opera di Dio, cambiano sia la sostanza sia gli accidenti: il velo si solleva e il pane diventa visibilmente corpo di Gesù. Quando viene analizzato, il tessuto umano reso visibile risulta di solito una porzione di cuore umano. Di norma compare anche del sangue, perché le apparenze del pane e del vino si trasformano in corpo e sangue che si possono vedere.
Chi indaga e come la Chiesa riconosce il miracolo eucaristico
Come per ogni miracolo, la prima indagine spetta al vescovo locale. Deve stabilire, anzitutto, se ciò che è stato segnalato non sia semplicemente muffa rossa del pane, un fenomeno frequente e facile da confondere con un autentico prodigio. Il vescovo nomina quindi un gruppo di esperti incaricato di esaminare i fatti da ogni angolazione e di raccogliere tutti i dati utili. Ne fanno parte sacerdoti, teologi, canonisti, medici, biologi molecolari e altri specialisti. Solo dopo uno studio imparziale il vescovo valuta se dichiarare il miracolo. Lo fa perché i fedeli vedano che Dio continua a operare prodigi anche oggi, e che l’Eucaristia è il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo, che lo si veda con gli occhi o no.
I cattolici non sono obbligati a credere ai miracoli eucaristici. La Chiesa, tuttavia, continua a invitarli a essere testimoni della potenza di Dio e a riconoscere la presenza di Gesù nell’Eucaristia in ogni Messa, anche in quella più ordinaria, dove nulla sembra cambiare.