A Pagani, vicino Salerno, la tradizione della Madonna delle Galline nasce da un sogno, un’alluvione e un ritrovamento compiuto da alcune galline.
Difficile trovare un altro titolo mariano come questo. Madonna delle Galline suona quasi come una battuta, eppure da alcuni secoli la Madre di Dio viene venerata proprio con questo appellativo a Pagani, cittadina vicino Salerno. Il nome non è un’invenzione popolare senza fondamento: dietro c’è una leggenda tramandata di generazione in generazione, oltre a un santuario che ancora oggi richiama pellegrini da tutta Italia. La storia affonda le radici nel XIV secolo, in un piccolo paese di montagna sopra Pagani, e si intreccia con un’immagine sacra perduta, ritrovata e infine diventata il cuore di uno dei culti mariani più caratteristici della Campania.
Il sogno del sacrestano e la chiesa in rovina
La leggenda porta a Tramonti, borgo di montagna sopra Pagani, dove sorgeva una piccola chiesa con un’icona della Madonna del Carmine che teneva in braccio Gesù Bambino. Con gli anni l’edificio cadde progressivamente in rovina. Una notte, secondo il racconto tramandato, Maria sarebbe apparsa al sacrestano, chiedendogli di riferire al parroco di restaurare quella casa di Dio: altrimenti, avrebbe detto, sarebbe andata altrove, dove le galline l’avrebbero amata. Il sacrestano trasmise fedelmente il messaggio, ma non è chiaro se non gli fu creduto o se mancarono semplicemente i mezzi. La chiesa continuò comunque a deteriorarsi, finché una violenta alluvione travolse la zona, trascinando via anche l’icona lignea, di cui per lungo tempo non si seppe più nulla.
Le galline che ritrovarono l’icona
Alcuni secoli dopo, nel XVI secolo, durante la Domenica in Albis (la prima domenica dopo Pasqua), gli abitanti di Pagani notarono qualcosa di insolito. Un gruppo di galline scavava con insistenza sempre nello stesso punto di terra, senza volersene allontanare. Incuriositi, alcuni passanti decisero di controllare. Scavando, trovarono sepolta una tavola lignea raffigurante la Madonna con il Bambino: secondo la tradizione locale, proprio l’immagine trascinata via anni prima dall’alluvione della chiesa di Tramonti. Per gli abitanti non si trattò di un semplice caso, ma del compimento delle parole che Maria avrebbe pronunciato al sacrestano generazioni prima.

Il miracolo del 1609 e la nascita del santuario
L’icona ritrovata fu collocata nella chiesa di San Felice a Pagani, dove sembrava dovesse restare per sempre. Nel 1609, però, un episodio cambiò il corso della vicenda: un uomo paralizzato avrebbe visto in sogno la Madonna, che gli annunciava la guarigione e lo invitava a gettare le stampelle. Quando l’uomo si rialzò con le proprie forze, la notizia si diffuse rapidamente in tutta la zona. Dell’episodio parla il vescovo di Nocera, Simone Lunadoro, in un documento del 1610, in cui scrive che l’immagine divenne nota per numerose grazie, tanto da spingere folle di fedeli verso il piccolo oratorio. Fu proprio questo afflusso a motivare la costruzione di un tempio più grande, nel punto in cui le galline avevano ritrovato l’icona.
Il nome e la festa della Madonna delle Galline
Nonostante il titolo, l’immagine sacra non raffigura alcuna gallina: è la classica iconografia della Madonna del Carmine con il Bambino. Il nome nacque dalla memoria dell’evento ritenuto prodigioso, a cui si aggiunsero nel tempo altre storie legate al dono di volatili al santuario, che resero l’offerta di pollame un elemento caratteristico del culto. Ancora oggi l’evento più importante di Pagani è la festa della Madonna delle Galline, celebrata dal venerdì alla Domenica in Albis: per le vie della città sfila una statua lignea del XVIII secolo, mentre l’icona originale resta sull’altare del santuario, tra i ritmi della tradizionale tammurriata suonata con i grandi tamburi campani.