In occasione del Carnevale, un carro pro eutanasia, che ha sfilato durante una manifestazione, ha scatenato una serie di polemiche.
Quando si pensa al Carnevale, si sa che, per tradizione, è un evento in cui la goliardia è la principale protagonista, tant’è che si dà spazio a satira e leggerezza. Si tratta di un periodo che precede la Quaresima, in cui, al contrario, si dedicherà tempo a penitenza, preghiera, riflessione.
In questo contesto, quando si fanno delle scelte comunicative che riguardano temi delicati, sensibili, il rischio è di generare reazioni contrastanti. È quel che sta succedendo in occasione del Carnevale di Putignano, dove uno dei carri in concorso, ha suscitato un certo dibattito.
Il carro, come riporta Il Timone, chiamato “It’s my life”, propone una raffigurazione allegorica di un uomo bloccato a letto, incatenato in maniera simbolica, attorniato da figure del panorama sanitario e religioso.
Gli autori del carro hanno diffuso una descrizione dell’opera:«Questa è l’istantanea di un’esistenza bloccata, di un’anima in stallo, in attesa di una via d’uscita che trova sbarrata ogni giorno che passa. Così, il pigiama del nostro protagonista si è pian piano trasformato in un abito da carcerato. È incatenato a un letto; sono catene fatte di moralismi e burocrazia. Un prete e un’infermiera lo tengono ben saldo; sono i guardiani della tradizione, e sembrano dirgli: “chi sei tu per volare via?”».
Carro pro eutanasia, scoppia la polemica
Dalla descrizione degli autori l’intento è quello di raccontare una condizione di vita bloccata che attende una via d’uscita, e in questo contesto celebrare la libertà di scelta in merito al fine vita.

Tuttavia, questa posizione ha suscitato polemiche, poiché, per una parte del pubblico, inserire un tema tanto delicato e drammatico in una manifestazione goliardica come il Carnevale sarebbe alquanto problematico, complesso. Il rischio, infatti, in base ad alcuni osservatori, sarebbe quello di semplificare eccessivamente un argomento sfaccettato e complicato come quello dell’eutanasia, in cui sono inclusi diversi aspetti.
Tra questi, la sofferenza dei malati, la fragilità, l’etica, le credenze personali e molto altro ancora. A dividere ulteriormente sono state anche le scelte simboliche che hanno visto l’uso di figure religiose o sanitarie in chiave allegorica.
Se da una parte possono essere viste come critica a vincoli in un contesto legislativo culturale, dall’altra possono infastidire coloro che vedono in quelle figure un supporto reale al malato, non un impedimento. Si tratta di una discussione che va al di là, in realtà, di un carro realizzato per il Carnevale, e la riflessione è più complessa: ci sono limiti di contesto quando si parla di libertà di espressione? È giusto toccare temi tanto delicati in chiave allegorica?