Barcellona toglie il nome di San Giuseppe Calasanzio da una piazza e lo sostituisce con “Plaza de las tortugas”. Succede adesso, mentre la città si prepara ad accogliere il Papa. Due movimenti che si incrociano, quasi senza parlarsi.
Una città che cambia i suoi nomi
La decisione arriva dal Comune guidato da Jaume Collboni, in carica dal 2023. Non è un caso isolato. Da mesi si susseguono modifiche che riguardano vie e piazze legate alla tradizione cattolica. Sono spariti o stanno sparendo riferimenti a Santa Magdalena, Santa Ana, Santa Rosa, Santa Ágata. Nomi che, per chi vive lì, non sono solo etichette su una targa. Sono memoria quotidiana. Un modo di orientarsi, anche dentro la storia della città. Il passaggio più discusso resta quello di Plaza Urquinaona. Il nome del vescovo José María Urquinaona è stato sostituito con quello di Francisco Ferrer y Guardia, un anarchico. Un cambio che non è solo simbolico. Racconta uno spostamento di sguardo. E ora tocca a San Giuseppe Calasanzio. Un santo legato all’educazione, non a un potere politico. Eppure anche lui finisce fuori.
Le accuse: cancellare una presenza
L’Observatorio para la Libertad Religiosa y de Conciencia parla apertamente di un progetto. Non singole scelte, ma una linea. Secondo l’osservatorio, l’obiettivo sarebbe quello di ridurre fino quasi a sparire la presenza cristiana nello spazio pubblico. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono modifiche ai giardini dedicati a Jacinto Verdaguer, togliendo il riferimento al suo essere sacerdote. E la possibile rimozione di una croce nel parco del Turó de la Peira. Non è solo una questione estetica. È il modo in cui una città decide cosa ricordare e cosa no. E qui il punto si fa più delicato. Perché Barcellona, piaccia o no, è cresciuta anche dentro una storia cristiana.

Il Papa arriva, ma la città cambia volto
Nel frattempo si prepara una visita che va in direzione opposta. Papa Leone XIV dovrebbe essere in città il 10 giugno. Non c’è ancora un programma ufficiale, ma alcune tappe sono già date per certe. La più attesa è alla Sagrada Familia, dove il Papa dovrebbe inaugurare la torre di Gesù Cristo e benedire la croce. Un gesto carico di significato, soprattutto nell’anno che ricorda Antonio Gaudí, di cui è in corso il processo di beatificazione. La mattina potrebbe esserci anche una visita al Monastero di Montserrat. Luogo simbolo per la spiritualità catalana, non solo per i credenti praticanti.
Cosa cambia davvero per chi vive lì
Per chi abita a Barcellona, queste scelte non restano teoriche. Cambiare un nome vuol dire cambiare un riferimento. Dire “ci vediamo in piazza San Giuseppe” o “ci vediamo alle tartarughe” non è la stessa cosa. Non lo è per chi ha memoria di quel nome, per chi ci è cresciuto. C’è anche una questione più sottile. Se i segni religiosi spariscono lentamente, senza grandi discussioni, ci si abitua. Si smette di notarli. Poi, a un certo punto, non ci sono più.
E quando arriva un Papa, quando si parla di torri, croci, benedizioni, quella distanza si sente tutta. Come se fossero due città sovrapposte. Una che custodisce ancora certe radici. L’altra che prova a lasciarle indietro. Non è chiaro dove porterà questa linea. Nemmeno quanto sia condivisa davvero. Di sicuro lascia una domanda sospesa: cosa resta di una tradizione quando smette di essere visibile nei luoghi di ogni giorno?