Al Borgo Laudato si’ Papa Leone ha incontrato ragazzi di Paesi in guerra con la Fondazione Bocelli, indicando nella bellezza la via per la pace.
All’ombra di Matusalemme, il leccio secolare dei Giardini Vaticani che conta oltre quattro secoli di vita, Papa Leone ha incontrato un gruppo di ragazzi provenienti da Paesi segnati dalla guerra, in un momento di preghiera e musica promosso al Borgo Laudato si’. Ad accompagnarli Andrea Bocelli, che si è esibito insieme al coro dell’ABFoundation Voices, composto da bambini e giovani arrivati da Terra Santa, Uganda, Haiti e da zone italiane segnate dalla sofferenza, come il Rione Sanità di Napoli e le aree del terremoto di Camerino. Al termine dell’incontro, intitolato “Cantico di Pace”, il Papa ha rivolto ai ragazzi un saluto in cui ha indicato nella bellezza una via che conduce alla pace e all’incontro con Dio. Un pomeriggio che ha intrecciato fede, musica e testimonianza, nel cuore degli otto secoli dal transito di San Francesco d’Assisi.
Il significato del luogo: Matusalemme e il Cantico delle creature
Il filo conduttore dell’incontro è stato il Cantico delle creature, scelto sia per la cornice del Borgo Laudato si’, sia perché il 2026 segna l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi. Il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ha ricordato che il grande leccio dei Giardini Pontifici “custodisce la memoria del tempo” e richiama la parabola evangelica del seme di senape. Per il porporato, la figura di San Francesco continua a parlare al presente: la pace, ha spiegato, nasce da una conversione del cuore e dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello.
Il coro dei ragazzi arrivati da terre di guerra
Ad affiancare Bocelli sul palco è stato il coro dell’ABFoundation Voices, formato da bambini e ragazzi provenienti da Paesi segnati dal conflitto o da tragedie recenti: Terra Santa, Uganda e Haiti, insieme a realtà italiane come il Rione Sanità di Napoli e le zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto di Camerino. Attraverso la musica, questi giovani scoprono un linguaggio comune capace di superare confini e ferite, e la loro sola presenza testimonia che la pace nasce ogni volta che si sceglie l’ascolto e il cammino condiviso. A leggere il Cantico delle creature, durante la stessa cerimonia, è stata suor Alessandra Smerilli, prefetto del medesimo Dicastero.

Le parole del Papa sulla bellezza che apre a Dio
Al termine della celebrazione, Papa Leone ha salutato brevemente i ragazzi, dicendosi felice di condividere quel momento con loro. Ascoltato il coro, ha osservato che la musica ha la capacità di unire voci diverse in un’armonia, dove ciascuno contribuisce con qualcosa di unico. Ha ricordato che le Scritture e la liturgia parlano di “cori di angeli e santi”per descrivere la gioia del cielo, non perché si canti in senso letterale, ma perché uniti nell’amore si contempla Dio insieme. Per il Papa, l’esperienza vissuta quel pomeriggio è stata proprio quella della bellezza: un orizzonte nuovo che risveglia il desiderio di andare incontro a Dio, come un ruscello conduce alla propria sorgente.
Un invito ai giovani e la preghiera per la pace nel mondo
Il Papa ha invitato i ragazzi a coltivare i doni ricevuti da Dio e a lasciarsi guidare da essi, ricordando che solo Lui può dare pace ai cuori inquieti. Ha sottolineato che sono stati fatti per cose grandi e che nulla, nel mondo, può saziare pienamente la loro sete di senso e di felicità. Ha infine assicurato la propria preghiera per i ragazzi, per le loro famiglie e per i Paesi segnati dalla violenza, chiedendo che la pace possa regnare nelle loro case e in tutti i luoghi dove ancora si combatte. Tra gli ospiti presenti alla cerimonia, il Papa ha salutato anche l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani.