Morta il 13 giugno 2012 a 28 anni, Chiara Corbella ha scelto di mettere Dio e la famiglia prima della propria vita. Un esempio ancora vivo.
Chiara Corbella è morta di cancro il 13 giugno 2012, a soli 28 anni, dopo aver rinviato le cure per proteggere il figlio che portava in grembo. Giovane sposa e madre, ha lasciato dietro di sé qualcosa di difficile da ignorare: la testimonianza concreta di un amore che non si è fermato davanti alla malattia. Il processo di beatificazione della serva di Dio è entrato ufficialmente nella sua fase romana il 21 giugno 2024. Ma al di là dell’iter canonico, la sua vita continua a parlare a chi cerca un modo per amare davvero, anche quando costa.
L’uno per l’altro e tutti e due per Cristo
Chiara e il marito Enrico Petrillo si sostenevano a vicenda con una fiducia che non era solo sentimentale. Il loro rapporto era fondato sulla certezza che il dévouement quotidiano era offerto a Cristo. Questo ha fatto sì che, quando è arrivata la prova, sapessero già su cosa si reggeva il loro matrimonio. Non erano soli di fronte alla malattia: erano complici di un desiderio che veniva da Dio. Una base solida, costruita nei giorni ordinari, che ha retto nei giorni impossibili.
La preghiera come nutrimento del matrimonio
Chiara e Enrico condividevano una fede profonda, vissuta anche insieme nella preghiera. E questa dimensione spirituale condivisa li ha sostenuti nei momenti più duri. Non si tratta di una formula: la preghiera di coppia è stata il nutrimento del loro matrimonio, il filo che li ha tenuti uniti quando tutto rischiava di spezzarsi. La loro storia ricorda quanto conti costruire una spiritualità coniugale, non come aggiunta facoltativa ma come centro della vita comune.

Il matrimonio vissuto come vocazione
Chiara e Enrico non si sono sposati come si fa per abitudine o convenzione. Hanno vissuto il matrimonio come una chiamata a amare e a servire, un cammino verso la santità percorso insieme. In un tempo in cui il matrimonio viene spesso ridotto a un contratto tra due individui, la loro storia ricorda che può essere qualcosa di radicalmente diverso: una missione, non solo una scelta affettiva.
Il sacrificio come forma d’amore
La decisione di Chiara di rinviare le cure oncologiche per non mettere a rischio il figlio nascituro è al centro della sua testimonianza. Enrico le è stato vicino in quella scelta, durante la malattia e fino alla nascita del loro terzo figlio. Un sacrificio reciproco, che non è stato cercato per eroismo ma accolto per amore. I figli di Chiara e Enrico crescono con questo esempio davanti agli occhi. E il processo di beatificazione in corso a Roma conferma che la Chiesa sta valutando con attenzione la portata di una vita vissuta in questo modo.