Al vaglio della Corte europea dei diritti dell’uomo i simboli cristiani negli edifici pubblci. Tutto parte da un caso ora preso in esame.
In tutta Europa la questione relativa ai simboli cristiani negli edifici pubblici, che alcuni vorrebbero estromettere, è accesa. Adesso, la Corte europea dei diritti dell’uomo sta prendendo in esame un caso specifico a questo riguardo. Si tratta di una situazione accaduta in Grecia, dove è stata richiesta la rimozione di icone e opere d’arte religiose dalle strutture pubbliche.
Da una parte l’ Unione degli atei si è apertamente schierata contro la pubblica amministrazione della Grecia in cui è ancora consentita l’esposizione di simboli religiosi cristiani. La richiesta della rimozione dei simboli religiosi dagli spazi pubblici è stata motivata con un’interpretazione errata della libertà religiosa.
Simboli religiosi cristiani in Grecia: la Corte europea dei diritti dell’uomo prende in esame la rimozione
Tutto ha avuto inizio quando due atei hanno formalmente chiesto la rimozione delle icone cristiane che erano esposte nelle aule dei tribunali greci durante le udienze riguardanti questioni religiose. Sostenevano che le icone fossero discriminatorie, che compromettessero l’obiettività giudiziaria e che violassero i loro diritti ad avere un giusto processo e alla loro libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
la sentenza dei tribunali greci è stata a loro sfavorevole e la richiesta è stata respinta. Così i due hanno fatto ricordo alla Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dovuto pronunciarsi in merito. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già stabilito, in un caso in Italia, che la presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche statali non “costituisce indottrinamento né interferisce con il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione“.

La Corte ha ripetutamente affermato che i simboli religiosi, in particolare quelli che costituiscono il patrimonio di un Paese, non violano la libertà di religione né il diritto a un giusto processo.
La controversia ideologica sempre più accesa
Si tratta evidentemente di una controversia che ha piena natura ideologica. Lo si evince da quanto affermato dalla consulente senior di ADF International, associazione per la difesa internazionale, Adina Portaru, che ha dichiarato: “L’esposizione di simboli religiosi negli spazi pubblici non è in alcun modo incompatibile con il diritto dei diritti umani. Gli spazi pubblici non dovrebbero essere privati di croci, icone o altri simboli di significato religioso, culturale e storico in nome del pluralismo“.
Il frainteso principio di neutralità dello Stato non deve equivalere a ostilità verso il cristianesimo: è chiaro per l’associazione che lavora per difendere la libertà religiosa e di espressione. Inoltre bisogna considerare in tutta onestà che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo tutela con fermezza la libertà di religione. Simboli religiosi o opere d’arte culturalmente radicati, come le icone cristiane ortodosse, non impongono una fede a nessuno né orientano il processo decisionale giudiziario.
Voler far credere il contrario è solo un puntiglio per affermare un ateismo ed estromettere la fede cristiana dallo spazio pubblico in modo determinato. Si considera poi anche la motivazione culturale e storica a difesa dei simboli religiosi cristiani. In tutta Europa esiste una pratica consolidata di esporre simboli religiosi, tra cui crocifissi, nelle istituzioni statali italiane, opere d’arte religiose negli edifici giudiziari storici in Austria e Spagna, o croci in ogni ufficio governativo in Baviera, Germania, e anche nella laicissima Francia i tribunali hanno riconosciuto che le immagini religiose sono ammesse negli edifici pubblici quando servono a uno scopo culturale o storico.