Uno studio trentennale su monasteri tedeschi e austriaci spiega perché i monaci vivono più a lungo degli altri uomini, quasi quanto le suore di clausura.
Un progetto di ricerca avviato nel 1997 e proseguito per oltre trent’anni ha analizzato la vita di migliaia di religiosi in Germania e Austria, arrivando a una conclusione sorprendente: i monaci vivono in media circa cinque anni in piùrispetto agli uomini fuori dal chiostro, e il divario di longevità con le suore quasi scompare all’interno della clausura. Lo studio, guidato dal demografo Marc Luy dell’Istituto Viennese di Demografia dell’Accademia Austriaca delle Scienze, ha preso il nome di “German-Austrian Cloister Study” e ha coinvolto 16.600 religiosi, più di 9.000 suore e il resto monaci, con qualche caso anche in Svizzera e Italia.
Uno studio costruito su archivi e testimonianze
La ricerca ha unito questionari anonimi inviati a oltre 1.100 religiosi e la consultazione degli archivi di numerose comunità, con dati che risalgono fino al 1890. Secondo lo studio, solo circa un anno della differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne è attribuibile a fattori biologici: il resto del divario, molto più marcato nella popolazione generale, dipende soprattutto dalla mortalità maschile legata a cause non biologiche. La ricerca mette così in discussione il vecchio detto secondo cui “le donne si ammalano di più, ma gli uomini muoiono prima“.
Una vita ordinata che protegge corpo e mente
La vita monastica offre una routine quotidiana ordinata, con orari stabiliti per lavoro, pasti e preghiera, relazioni durature e uno scopo condiviso, condizioni che secondo lo studio favoriscono il benessere fisico e mentale. All’interno di una comunità religiosa, inoltre, ci si prende cura gli uni degli altri, e un declino fisico o mentale viene solitamente riconosciuto prima. Lo stress cronico risulta ridotto, mentre la preghiera aiuta a mantenere stabilità emotiva. Suor Cecília Kasanová, domenicana slovacca da sei anni nel monastero romano dei Santi Domenico e Sisto, custode dell’antica icona mariana “Advocata” portata a Roma da san Domenico, ha osservato che uno stile di vita equilibrato può influire sulla longevità, ma che monaci e suore famosi per la loro longevità hanno spesso attraversato sofferenze, guerre e persecuzioni.

L’attenzione rinnovata dopo il centenario di un monaco benedettino
L’interesse verso lo studio è tornato d’attualità in Europa dopo che il monaco benedettino David Steindl-Rast ha compiuto cento anni lo scorso 12 luglio. Luy, che lavora in Austria dal 2008, ha detto che sarebbe utile estendere la ricerca ad altri Paesi, pur ammettendo che si tratta soprattutto di una questione di risorse limitate; non si aspetta comunque risultati diversi da quelli già ottenuti in Germania e Austria. Suor Cecília ha ricordato come la giornata in monastero sia scandita da momenti di silenzio — preghiera personale, studio, lavoro, Messa quotidiana, confessione e pasti comuni — alternati a momenti di incontro, come le riunioni comunitarie, le celebrazioni e l’accoglienza dei visitatori.
Un richiamo di papa Leone XIV sulla vita comunitaria
In una lettera datata 16 luglio e pubblicata dal Vaticano il 22 luglio, papa Leone XIV ha scritto alla Conferenza dei Maggiori Superiori Religiosi maschili degli Stati Uniti per il suo settantesimo anniversario, incoraggiando i religiosi a considerare la vita comunitaria come luogo di santificazione e fonte di ispirazione per il proprio apostolato. Il Pontefice, egli stesso membro dell’ordine agostiniano, ha osservato che è proprio nella condivisione di tutto in comune — beni materiali, esperienze spirituali, ideali apostolici e servizio caritativo — che si manifesta la presenza nascosta del Signore risorto tra i religiosi.