L’Anno giubilare ci ha lasciato importanti messaggi dei due papi che lo hanno celebrato: da papa Francesco che lo ha iniziato a papa Leone che lo ha concluso.
Il Giubileo della Speranza è ufficialmente terminato il 6 gennaio con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro da parte di papa Leone XIV. È stato un anno di grazia, in cui sono piovute grazie su grazie, soprattutto il grande dono dell’indulgenza applicata per i vivi e per le anime del Purgatorio
Iniziato da papa Francesco, è proseguito poi, dopo la sua morte, da papa Leone XIV che ha continuato gli incontri giubilari e le catechesi apposite. I due papi di questo 2025 così importante, che rimarrà nella storia della Chiesa, hanno lasciato dei messaggi attraverso i loro discorsi, che si possono sintetizzare per fissare più agevolmente nella memoria.
I messaggi dei papi del Giubileo della Speranza
La speranza che non delude: questo è certamente un messaggio importante che possiamo trarre dall’Anno giubilare appena trascorso. Non si tratta di una speranza ottimistica, ma della speranza in Cristo, è proprio per questo che non delude, mai. Papa Francesco aveva ricordato, basandosi sulla Lettera di san Paolo ai Romani che la speranza nasce dall’amore e si fonda sull’amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce: “Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” ( Rm 5,10).
Il tema della speranza era il filo conduttore dell’Anno Santo ed è stato esplicitato particolarmente anche durante il grande Giubileo dei giovani che l’estate scorsa ha visto riempire la città di Roma e la grande spianata di Tor Vergata sotto lo sguardo commosso di papa Leone XIV e nel più assoluto e silenzioso raccoglimento nella partecipata e sentita adorazione eucaristica.

Citando l’evangelista Giovanni il Santo Padre ha affermato che “la testimonianza cristiana nasce dall’amicizia con il Signore, crocifisso e risorto per la salvezza di tutti. Ciò non va confuso con la propaganda ideologica, ma è un vero principio di trasformazione interiore e di consapevolezza sociale. Gesù volle chiamare i discepoli “amici”, ai quali rivelò il Regno di Dio e chiese loro di rimanere con lui per formare la sua comunità e inviarli ad annunciare il Vangelo” (cfr Gv 15,15.27).
Lo sport e gli anziani al centro dei messaggi di speranza
Sempre papa Leone ha anchge affrontato l’importanza dello sport nella vita umana, ma ha anche approfondito il modo in cui lo sport ci conduce all’incontro con la Santissima Trinità. “L’accostamento tra Trinità e sport non è esattamente comune, tuttavia l’associazione non è assurda. Infatti, ogni buona attività umana porta con sé un riflesso della bellezza di Dio, e lo sport è certamente una di queste. Dopotutto, Dio non è statico, non è chiuso in se stesso“, ha detto.
Ha sottolineato questa comunione, la relazione viva tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo. Il pontefice si è soffermato anche in riferimento alla categoria degli anziani. Riguardo le persone più in avanti con l’età ha messo in evidenza il grande contributo che possono apportare con i loro anni di esperienza, e ha invitato tutti a guardare con speranza, tenerezza e amore a loro che vanno visti, dunque, come una ricchezza.
“La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si può comprendere solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare una persona anziana ci aiuta a comprendere che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma in incontri fugaci e relazioni frammentarie, ma si orienta verso il futuro” è un altro messaggio del pontefice che si può tenere a mente, come eredità di questo Anno giubilare ancora vivo nei ricordi di tutti.