Il gruppo di preghiera Ubi Caritas, nato in Corea durante la pandemia, ha raccontato al Mladifest la propria storia di fede e conversione.
Il gruppo di preghiera Ubi Caritas, formato da fedeli coreani legati a Medjugorje, ha raccontato la propria storia durante il terzo giorno del 37° Mladifest. A presentarlo è stato Giovanni Battista Bae Seok-jin, originario della Corea del Sud, che ha parlato dei cambiamenti concreti portati nella sua vita dal pellegrinaggio mariano. Nel suo intervento ha ricordato il periodo di smarrimento personale vissuto in passato e la propria conversione, raccontando come oggi si avvicini ad altri giovani che riconosce nella stessa condizione, invitandoli a pregare insieme e a partire per Medjugorje. La comunità che rappresenta è nata da un percorso lungo quasi trent’anni, radicato nella devozione mariana coreana.
Le origini della comunità dal 1997
Il gruppo affonda le radici nel 1997, quando un primo nucleo di pellegrini coreani cominciò a incontrarsi regolarmente per pregare, seguendo i messaggi della Regina della Pace. All’epoca la comunità si chiamava Gruppo di preghiera della Visitazione di Elisabetta, sotto la guida spirituale di fra Jozo Zovko. Si trattava di piccoli gruppi sparsi in diverse regioni della Corea del Sud, con la partecipazione di pochi giovani e bambini rispetto a oggi. Questa fase iniziale ha rappresentato la base su cui, anni dopo, si sarebbe innestata la nuova esperienza nata durante la pandemia.
La nascita del nome Ubi Caritas durante la pandemia
Nel 2021, durante il Mladifest, alcuni membri del gruppo furono contagiati dal Covid-19 e dovettero affrontare un periodo di isolamento. Fu allora che il loro assistente spirituale, padre Paolo Kim Dae-seon, propose di continuare a pregare insieme tramite Zoom, celebrando la Messa, l’adorazione eucaristica e il Rosario. Da quell’esperienza è nata la comunità Ubi Caritas, il cui nome significa “dove c’è amore, lì c’è Dio”. La preghiera non si è interrotta con la fine della quarantena: ancora oggi, ogni sera alle 21, i membri si ritrovano per affidare al Signore la pace della penisola coreana e recitare insieme il Rosario, pregando anche per le intenzioni mensili del Papa. Da un nucleo iniziale di 30 ex pellegrini, il gruppo è cresciuto fino a superare le cento persone.

Il legame con Medjugorje rafforzato dalle visite
Nel marzo 2025, su iniziativa della comunità, fra Ljubo Kurtović si è recato a Seoul per guidare un ritiro spirituale quaresimale dedicato ai giovani. Tra il 3 e l’11 febbraio 2026, monsignor Guido Gallese, vescovo della diocesi di Alessandria e legato a Medjugorje per la propria vocazione, ha visitato la Corea toccando cinque diocesi, illustrando il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede noto come “Nihil obstat”. Ha guidato incontri di preghiera ispirati ai messaggi della Regina della Pace ed è stato ricevuto dai vescovi locali, oltre che dal cardinale emerito Andrea Yeom e dal nunzio apostolico monsignor Giovanni Gaspari. Per i giovani di Ubi Caritas, questi momenti hanno rappresentato un’occasione preziosa per custodire la pace ricevuta a Medjugorje.
La testimonianza personale di Giovanni Battista
Nel racconto personale, Giovanni Battista ha descritto anni segnati da una vita dedicata al divertimento, all’alcol e agli eccessi, alternata a confessioni seguite da ricadute negli stessi errori. L’unico desiderio, in quei momenti, era tornare a Medjugorje, dove aveva trovato pace interiore. Non potendo raggiungerla ogni volta che ne sentiva il bisogno, tornava con vergogna alle preghiere su Zoom, dove trovava sempre gli stessi fedeli riuniti in preghiera ogni sera. Veniva accolto con gioia e talvolta invitato a guidare parte della preghiera, per restare legato al gruppo. Oggi, invece di vivere nel rimpianto, dice di vivere nella gratitudine, e cerca di avvicinare per primo chi attraversa la stessa condizione di smarrimento che ha vissuto lui. La comunità distribuisce oggi oltre 3.000 volantini con i messaggi della Regina della Pace in tutta la Corea. La testimonianza si è conclusa con il canto “Ubi Caritas”, composto ed eseguito da Roland Patzleiner e Agostino Ricotta, nato durante la visita di monsignor Gallese al santuario di Baeron, luogo storico della Chiesa cattolica coreana.