Il cardinale Parolin ha ricevuto l’Ordine Europeo al Merito a Strasburgo per il suo ruolo nella diplomazia vaticana e per l’impegno sulla pace.
La diplomazia vaticana entra al centro di un riconoscimento europeo nato da poco ma già destinato a diventare uno dei simboli istituzionali dell’Unione. Il 19 maggio 2026, a Strasburgo, il cardinale Pietro Parolin è stato inserito tra i primi membri dell’Ordine Europeo al Merito, onorificenza creata per valorizzare figure che hanno contribuito all’unità del continente e alla difesa dei suoi valori.
Nel suo intervento, il porporato ha rivolto un appello alle istituzioni europee in una fase segnata da nuove tensioni internazionali e conflitti ancora aperti. Il riferimento è stato alla necessità di recuperare una visione comune capace di tenere insieme popoli, dialogo e dignità della persona.
Il nuovo Ordine Europeo al Merito
L’onorificenza è stata istituita nel 2025, nel quadro del 75° anniversario della Dichiarazione Schuman, considerata il punto di partenza del percorso di integrazione europea. L’obiettivo dichiarato è riconoscere personalità che abbiano incarnato valori come pace, democrazia, dignità umana e cooperazione internazionale. Tra i primi nomi inseriti nella nuova distinzione compaiono figure provenienti dal mondo politico e istituzionale europeo. La presenza del cardinale Parolin richiama invece il ruolo svolto dalla Santa Sede nel campo delle relazioni internazionali e del dialogo diplomatico.
La diplomazia vaticana nelle parole di Parolin
Nel corso della cerimonia il cardinale ha parlato di uno “sforzo creativo” richiesto oggi all’Europa. L’espressione richiama il pensiero di Robert Schuman, tra i padri fondatori del progetto europeo, per il quale è aperto un processo di beatificazione.
Parolin ha ricordato il legame tra il lavoro della Santa Sede e la costruzione di una convivenza civile fondata sul rispetto della persona. Nel suo intervento ha richiamato anche il saluto di Papa Leone XIV, indicando l’armonia tra i popoli come una “promessa fondamentale” e un impegno che attraversa la presenza internazionale della Chiesa.

Il richiamo alla dignità umana
Nel discorso pronunciato a Strasburgo è emerso un riferimento preciso alla tutela della persona. Il cardinale ha parlato della dignità umana inviolabile, affermando che essa deve essere custodita in ogni fase della vita. Il tema è stato collegato alle radici storiche europee e ai valori che, secondo il segretario di Stato vaticano, hanno accompagnato il percorso dei padri fondatori dell’Unione. Non un richiamo teorico, ma una prospettiva che viene indicata come base della convivenza tra i popoli.
L’invito a essere artigiani di pace
Nelle battute finali del suo intervento il cardinale ha rinnovato la disponibilità della Santa Sede a collaborare con le istituzioni europee. La formula scelta è stata quella degli “artigiani di pace”, un’espressione che torna spesso nel linguaggio ecclesiale e diplomatico.
Il riconoscimento consegnato a Strasburgo arriva in una fase nella quale il dibattito internazionale continua a interrogarsi sul ruolo della diplomazia e dei percorsi di mediazione. In questo quadro, l’attenzione dell’Europa verso il lavoro svolto dal Vaticano aggiunge un elemento che va oltre il valore simbolico del premio stesso.