Il vescovo di Città del Messico ai Mondiali 2026: “Non possiamo festeggiare così”

Iniziati i Mondiali 2026 in Messico, ma la Chiesa denuncia: 132mila desaparecidos, tratta di minori e violenza dei cartelli oscurano la festa del calcio. Iniziati i Mondiali 2026 in Messico, ma la Chiesa denuncia: 132mila desaparecidos, tratta di minori e violenza dei cartelli oscurano la festa del calcio.
Madres buscadoras messicane con foto dei figli scomparsi
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Iniziati i Mondiali 2026 in Messico, ma la Chiesa denuncia: 132mila desaparecidos, tratta di minori e violenza dei cartelli oscurano la festa del calcio.

La Coppa del Mondo 2026 si è aperta l’11 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico, con il match Messico-Sudafrica, che i padroni di casa hanno vinto 2-0. Lo stesso impianto che ha visto Italia-Germania 4-3 nel 1970 e la mano de Dios di Maradona nel 1986. La storia del calcio è di casa qui. Ma fuori dallo stadio, il Messico racconta un’altra storia. I dati ufficiali parlano di 132mila persone scomparse. Cimiteri clandestini riemergono grazie al lavoro delle madres buscadoras, le mamme che cercano i propri figli. A Guadalajara, città del violento Jalisco e sede di alcune partite, sono state rinvenute quasi 450 borse contenenti resti di 91 persone, non lontano dallo stadio dei Mondiali.

Il vescovo: “Come si fa a giocare senza difendere la vita”

Mons. Francisco Javier Acero Pérez, vescovo ausiliare di Città del Messico, non usa mezzi termini. Reduce da un seminario dell’Istituto messicano della dottrina sociale e da un incontro con le madres buscadoras, dice al Sir: “Di fronte a certi numeri, non possiamo vivere con gioia questo Mondiale. Viviamo una festa in assenza di pace. Come si fa a giocare, se non si difende la vita, la dignità delle persone?” Riconosce che l’evento porta un messaggio di fraternità e che lo sport ha valore, soprattutto tra i ragazzi. Ma le contraddizioni restano enormi. L’arcidiocesi sta lavorando per sensibilizzare sulla tratta: 21mila minori ne sono vittime ogni anno in Messico. Il Paese produce il 60 per cento della pornografia infantile mondiale. Il vescovo lancia un appello: “Vorrei che i Mondiali fossero l’occasione per mettere al centro la pace, non solo nel Messico, ma nel mondo”.

La Chiesa e la società civile messicana in prima linea

La risposta non viene solo dalla gerarchia. Abraham Flores, coordinatore della vicaria dei laici per il mondo nell’arcidiocesi di Città del Messico, descrive un lavoro capillare: panel, seminari, incontri istituzionali per tutelare i minori e prevenire un’impennata della tratta durante i Mondiali. Poi aggiunge una contraddizione che pesa: “Il Messico si apre al mondo ma chiude le porte ai migranti.” La Chiesa cerca di rispondere con accoglienza concreta, promuovendo alberghi e strutture per chi arriva. Il Mondiale si gioca anche con gli Stati Uniti, lo stesso Paese che ha militarizzato le frontiere e deportato migliaia di migranti messicani. Una tensione che non passa inosservata.

La Coppa del Mondo 2026 si è aperta l'11 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico, con il match Messico-Sudafrica, che i padroni di casa hanno vinto 2-0. Lo stesso impianto che ha visto Italia-Germania 4-3 nel 1970 e la mano de Dios di Maradona nel 1986. La storia del calcio è di casa qui
Monsignor Francisco Javier Acero Perez, vescovo ausiliare di Città del Messico

Guadalajara: i corpi vicino allo stadio, la città senz’acqua

Da Guadalajara arriva la voce di Janet Moreno, impegnata nel Dialogo nazionale per la pace e nella Caritas locale. Riconosce che “i messicani sono appassionati di calcio e si respira aria di festa”. Ma elenca i problemi: la sicurezza è garantita solo grazie all’arrivo massiccio di forze dell’ordine, i conflitti crescono, la violenza non si ferma. E mentre si gioca, in varie zone della città manca l’acqua potabile. Lo Stato di Jalisco detiene il record nazionale di desaparecidos: oltre 15mila. Moreno indica con precisione i luoghi dei ritrovamenti vicino allo stadio. Le associazioni di madres buscadoras del Jalisco hanno in programma, proprio durante i Mondiali, una campagna di sensibilizzazione per dare visibilità alle migliaia di scomparsi.

La speranza che il calcio apra qualcosa

Né Moreno né Flores chiudono alla speranza. “La Coppa del Mondo porti lavoro, qualche vantaggio per l’economia”, dice Moreno. Flores guarda allo sport come strumento educativo: “Sviluppa regole, disciplina, cultura dell’incontro.”Il vescovo Acero, da parte sua, non nega il valore della fraternità che un evento globale può generare. Ma la domanda rimane aperta, sospesa sopra lo stadio Azteca: si può celebrare una vittoria — e un Mondiale intero — in un Paese dove 132mila persone aspettano ancora di essere trovate?