La domanda che nessuno si fa sul letto di morte (ma dovrebbe)

Charles Boles, coach cattolico e autore del libro Working for That Warm Feeling, in una foto ritratto Charles Boles, coach cattolico e autore del libro Working for That Warm Feeling, in una foto ritratto
Charles Boles, coach cattolico e sopravvissuto a tre tumori
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Charles Boles, coach cattolico e sopravvissuto a tre tumori, racconta perché ha smesso di rincorrere il successo e ha scelto di stare con la sua famiglia.

Charles Boles si descrive in un posto bellissimo della sua vita, adesso. Non perché sia ricco. Non perché abbia risolto tutto. Ma perché ha capito, dopo tre battaglie contro il cancro e un’infezione del sangue, una cosa che la maggior parte delle persone impara troppo tardi o non impara mai: il denaro non conta. O meglio, conta quanto basta per non essere un peso per gli altri. Niente di più. Boles è un coach cattolico americano e questo testo è un estratto dal suo libro Working for That Warm Feeling: And Finding Your Keys to Victory. Parole semplici, dirette, senza filtri da chi ha guardato la morte in faccia più volte.

La domanda che nessuno fa sul letto di morte

Boles si chiede se qualcuno, circondato dai figli nei suoi ultimi momenti, abbia mai pensato di aver trascorso troppo tempo con le persone che amava. Se qualcuno abbia mai rimpianto di non aver fatto carriera invece di stare a casa. La risposta, ovviamente, non esiste — perché nessuno pensa così. Eppure viviamo come se fosse il contrario, come se l’obiettivo fosse il conto in banca, la casa più grande, la macchina più bella. Boles lo scrive senza mezzi termini: nessuno vorrebbe che sulla propria lapide ci fosse scritto che ha migliorato il proprio saldo invece di stare con i nipoti.

Scegliere il lavoro che ti porta a casa prima

Il consiglio che Boles dà ai suoi amici — e che ha dato a due persone con cui ha parlato il giorno prima di scrivere questo testo — è sempre lo stesso: scegliere la famiglia. Qualunque sia la decisione lavorativa da prendere, la bussola deve puntare lì. Scegliere il lavoro con meno stress, meno responsabilità, più ore a casa. Poco importa cosa pensano gli altri. Boles immagina un padre che guarda i suoi figli negli occhi e dice loro che forse avrà meno soldi, ma non perderà più una partita di baseball, non mancherà più a una recita scolastica, sarà a casa quando si svegliano e quando vanno a letto, e tornerà dal lavoro di buon umore. Dice che gli occhi di quei figli si illuminerebbero come a Natale.

Charles Boles con la moglie Ann e i due nipoti, sorridente in una foto di famiglia
Charles Boles con la moglie e i nipoti

Il tempo non si compra, il denaro non dà gioia

Questo non significa, precisa Boles, diventare irresponsabili. Ognuno ha il dovere di contribuire, di fare la propria parte, di non pesare sugli altri. Ma da qualche parte lungo la strada, scrive, si perde di vista ciò che conta davvero. E ciò che conta davvero è l’amore: amare qualcuno ed essere amati. La ricchezza non può dare quella gioia interiore. Semplicemente non può.

Il messaggio del medico a Natale 2022

A chiudere il cerchio c’è un’email che il suo medico gli ha inviato durante le feste di Natale del 2022. Un messaggio breve, asciutto, che Boles cita per intero: «Che la pace del Signore sia con te. Trascorri del tempo di qualità… ora… con le persone che ami. Il tempo è l’unico dono che il denaro non può comprare.» Poche righe. Eppure, per un uomo che aveva appena attraversato la terza battaglia contro il cancro, erano esattamente le parole giuste al momento giusto. E lo sono ancora.