C’è chi decide di andare via, lasciando il sacro e il suo ruolo di guida spirituale per inseguire una popolarità effimera, e chi, invece, torna, spinto dalla ricerca di qualcosa di più profondo, che va al di là delle luci dei riflettori. La fede, nell’epoca degli influencer, diventa un campo in cui le strade si separano drasticamente. Da un lato c’è l’ex don Alberto Ravagnani, che il 31 gennaio ha lasciato il sacerdozio, dall’altro Susana Arcocha, influencer che ha scelto di entrare nella Chiesa cattolica, trovando in essa un abbraccio che solo la sua fede poteva offrirle.
La storia di Ravagnani, che ha avuto grande successo come “prete influencer”, è ancora viva nel dibattito pubblico. Il suo libro, La Scelta, sembra più un manifesto di rottura con la Chiesa che un vero percorso di crescita spirituale. La decisione di abbandonare il ministero è legata a un malessere profondo: il celibato, il rifiuto di un’istituzione che sente non rappresentarlo più, e il desiderio di inseguire la popolarità, che alla fine ha preso il sopravvento. Ravagnani oggi si reinventa come autore, divulgatore e spettacolo. Un percorso che suona come un tentativo di ritrovare sé stesso, ma che rimane intrappolato nell’illusione di una visibilità che può anche svanire velocemente. La sua affermazione di voler “arrivare a chi è fuori dalla Chiesa senza portarlo dentro” tradisce un distacco dalla sua vocazione originaria, un allontanamento che molti trovano difficile da comprendere.
Un ritorno alla fede
Nel frattempo, fuori dai riflettori, si sviluppa una storia diversa, una storia di ritorno. Susana Arcocha, che durante la pandemia ha visto crescere il suo seguito sui social fino a raggiungere quasi 600mila follower, decide un giorno di fare una scelta completamente opposta. In un periodo di crisi, mentre meditava su una difficile situazione personale, decide di andare a Messa. Quel gesto segna l’inizio di una trasformazione radicale. In quella Chiesa trova una pace che mai avrebbe immaginato di provare, come se quel luogo fosse stato sempre destinato a lei, come se fosse “a casa“. Quella che sembra una ricerca di stile e bellezza si trasforma in un percorso di fede: nel giro di poco tempo, Susana si fa battezzare, riceve la Cresima e la Comunione, e il suo profilo Instagram si trasforma per raccontare un nuovo capitolo della sua vita.
La sua testimonianza, condivisa con i suoi follower, è commovente: la descrizione del periodo oscuro della sua vita, in cui si sentiva smarrita, trova una soluzione in un ritorno alla fede cattolica, che lei descrive come un incontro con qualcosa di più grande. Il cambiamento diventa visibile non solo nelle sue parole, ma anche nelle sue scelte. Arcocha non parla più di moda, ma di eleganza e fede, non più di femminismo, ma di una visione più profonda e personale della femminilità. I suoi follower, che seguivano le sue tendenze di stile, ora seguono la sua trasformazione spirituale.

Due strade a confronto
La storia di Ravagnani e quella di Arcocha sono speculari: entrambi sono influencer, entrambi sono alla ricerca di qualcosa, ma il loro cammino li porta a destinazioni opposte. Se per Ravagnani la fede diventa qualcosa da abbandonare per inseguire il successo materiale, per Susana diventa il punto di partenza per un rinnovamento. È un contrasto che racconta anche qualcosa di più ampio sul nostro tempo: c’è chi cerca la soddisfazione immediata, la visibilità e la libertà da vincoli e tradizioni, e chi invece riscopre la bellezza di un cammino che abbraccia una spiritualità più profonda, anche a costo di andare controcorrente.
Le differenze tra i due, tuttavia, non si fermano alla scelta religiosa, ma alla direzione che ognuno ha scelto di intraprendere. Susana Arcocha trova nella Chiesa un luogo che accoglie, che non giudica, e che le dà la pace che stava cercando. Ravagnani, invece, sembra aver cercato quella pace fuori dalla Chiesa, ma la sua strada non sembra essere ancora quella giusta. La sua popolarità potrebbe essere una meta, ma il ritorno a casa è un viaggio che non ha ancora intrapreso davvero.
In questo scenario, il vero contrasto non è nei numeri, ma nel destino che ogni storia racconta. La porta della Chiesa resta sempre aperta, per chi decide di tornare.