La Supplica alla Madonna di Pompei: la devozione popolare che non si è mai fermata

La storia della Madonna del Rosario di Pompei passa da un uomo che aveva perso la strada, da un quadro quasi distrutto e da una città che allora viveva lontana dai grandi pellegrinaggi che oggi la attraversano ogni giorno. Bartolo Longo non era un sacerdote, non era un teologo. Era un uomo inquieto, segnato da anni difficili e da ambienti che lui stesso avrebbe poi rinnegato pubblicamente La storia della Madonna del Rosario di Pompei passa da un uomo che aveva perso la strada, da un quadro quasi distrutto e da una città che allora viveva lontana dai grandi pellegrinaggi che oggi la attraversano ogni giorno. Bartolo Longo non era un sacerdote, non era un teologo. Era un uomo inquieto, segnato da anni difficili e da ambienti che lui stesso avrebbe poi rinnegato pubblicamente
Quadro della Madonna del Rosario
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La storia della Madonna del Rosario di Pompei passa da un uomo che aveva perso la strada, da un quadro quasi distrutto e da una città che allora viveva lontana dai grandi pellegrinaggi che oggi la attraversano ogni giorno. Bartolo Longo non era un sacerdote, non era un teologo. Era un uomo inquieto, segnato da anni difficili e da ambienti che lui stesso avrebbe poi rinnegato pubblicamente. La svolta arrivò in modo improvviso, durante una passeggiata nei campi. Quelle parole attribuite alla Vergine — “Se propagherai il Rosario sarai salvo” — cambiarono completamente la sua vita.

Il quadro della Madonna arrivato tra diffidenza e povertà

All’inizio nessuno immaginava che Pompei sarebbe diventata uno dei luoghi mariani più visitati al mondo. Bartolo Longo cercava semplicemente un modo concreto per avvicinare la gente alla preghiera del Rosario. Pensò che un’immagine della Madonna potesse aiutare il popolo a sentirla più vicina, più presente nella vita quotidiana. Quando arrivò a Napoli per acquistare un dipinto, incontrò il suo confessore, che lo indirizzò verso Suor Maria Concetta, nel convento di Porta Medina. La suora custodiva una tela della Madonna del Rosario ormai malridotta. Tarme, colori rovinati, parti mancanti. Perfino un errore evidente nell’immagine: al posto di Santa Caterina da Siena compariva Santa Rosa.

Bartolo Longo non voleva prenderla. Quella tela sembrava inutilizzabile. Alla fine accettò quasi controvoglia e la portò a Pompei sopra un carretto impiegato per il trasporto del letame. Ancora oggi questo dettaglio colpisce molti fedeli. Un’immagine destinata a entrare nella storia della Chiesa arrivò nel modo più povero possibile, senza alcun trionfo. Prima dell’esposizione pubblica, il quadro venne restaurato. Intanto iniziava la costruzione della chiesa che avrebbe accolto la devozione popolare. A sostenere economicamente il progetto fu soprattutto la contessa Marianna De Fusco, che poi sarebbe diventata la moglie di Bartolo Longo. Le offerte dei fedeli fecero il resto. Quella piccola chiesa diventò negli anni la Basilica Pontificia della Beata Vergine del Rosario di Pompei.

I miracoli e il pellegrinaggio che non si è mai fermato

La devozione alla Madonna di Pompei esplose quasi subito. Il 13 febbraio 1876, giorno della prima esposizione del quadro, venne raccontata la guarigione di una ragazza napoletana affetta da epilessia considerata incurabile. Da quel momento iniziarono ad arrivare fedeli da ogni parte del Sud Italia. Pompei divenne rapidamente un luogo dove la gente portava il dolore più concreto: malattie, lutti, problemi familiari, povertà.

La presenza continua dei pellegrini ha trasformato anche il modo con cui tanti cattolici vivono il Rosario. Per molte famiglie quella preghiera non è rimasta una devozione antica legata ai nonni. A Pompei continua ad avere un peso reale. Si recita nelle case, negli ospedali, nei viaggi organizzati dalle parrocchie, nei momenti in cui qualcuno sente di non riuscire più a controllare quello che sta vivendo.

Quella tela sembrava inutilizzabile. Alla fine accettò quasi controvoglia e la portò a Pompei sopra un carretto impiegato per il trasporto del letame. Ancora oggi questo dettaglio colpisce molti fedeli. Un’immagine destinata a entrare nella storia della Chiesa arrivò nel modo più povero possibile, senza alcun trionfo
Santo Bartolo Longo

La Supplica che ogni anno unisce milioni di fedeli

Nel frattempo Bartolo Longo continuava a scrivere e diffondere preghiere. Nel 1883 compose quella che sarebbe diventata la Supplica alla Madonna di Pompei. All’inizio aveva un altro nome, più semplice: “Atto d’amore alla Vergine”. Col tempo il testo venne modificato fino alla forma conosciuta oggi.

La Supplica viene recitata solennemente l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. A Pompei, in quei momenti, il silenzio cambia completamente atmosfera. Migliaia di persone si fermano contemporaneamente per recitare parole che molti conoscono a memoria fin dall’infanzia.

Testo completo della Supplica

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.

Ave Maria

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.                                                                       Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.

Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!


Ave Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.

Ave Maria

Chiediamo la benedizione a Maria


Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.

Salve Regina