La Trasfigurazione di Gesù rivelata a tre discepoli scelti

Sul monte, Gesù mostrò a Pietro, Giacomo e Giovanni la sua gloria divina, insieme a Mosè ed Elia, prima della passione e della morte. Sul monte, Gesù mostrò a Pietro, Giacomo e Giovanni la sua gloria divina, insieme a Mosè ed Elia, prima della passione e della morte.
Gesù trasfigurato sul monte affiancato da Mosè ed Elia
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Sul monte, Gesù mostrò a Pietro, Giacomo e Giovanni la sua gloria divina, insieme a Mosè ed Elia, prima della passione e della morte.

La Trasfigurazione di Gesù non era un evento aperto a tutti gli sguardi. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni salirono con lui sul monte e poterono contemplare la sua gloria. Erano gli stessi tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, poco prima, di restare accanto a lui mentre riportava in vita una fanciulla. Proprio loro avrebbero saputo, da quel momento, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti. Proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, per restare con Gesù nel Getsemani. Per questi tre uomini la luce si accese perché potessero sostenere, in seguito, le tenebre della sofferenza e della morte. La visione fu breve e appena compresa, tanto che i discepoli pensarono persino di costruire delle tende per trattenerla.

I tre discepoli scelti per vedere la gloria

Pietro, Giacomo e Giovanni non furono condotti sul monte per caso. Gesù li aveva già ammessi, in un’altra occasione, a un momento riservato: quello della resurrezione di una fanciulla. Quello stesso gruppo ristretto sarebbe stato chiamato, poco prima della passione, a vegliare con Gesù nel Getsemani. C’è dunque un filo che lega la gloria del monte alla sofferenza dell’orto: gli stessi occhi che videro lo splendore avrebbero poi visto l’angoscia. La visione della gloria serviva a preparare i tre discepoli a sostenere ciò che li attendeva, senza cedere allo scandalo davanti alla croce.

Mosè ed Elia accanto a Gesù sul monte

Accanto a Gesù trasfigurato apparvero Mosè ed Elia, entrambi legati a un incontro con Dio avvenuto su un monte. La loro presenza non è un dettaglio secondario: rappresenta il legame tra la Legge, i Profeti e Gesù. In quell’istante, l’intera storia della salvezza sembrò convergere su un solo punto. Non si trattava di una semplice apparizione, ma della conferma che quanto era stato promesso attraverso la Legge e i Profeti trovava compimento proprio in quell’uomo trasfiguratodavanti ai tre discepoli.

Pietro, Giacomo e Giovanni non furono condotti sul monte per caso. Gesù li aveva già ammessi, in un'altra occasione, a un momento riservato: quello della resurrezione di una fanciulla.
Pietro, Giacomo e Giovanni inginocchiati davanti alla gloria di Cristo trasfigurato

Una gloria che non poteva durare

Lo splendore visto sul monte fu intenso ma fugace. I discepoli lo compresero a stento, e per questo pensarono di fermarlo, costruendo delle tende. Ma quella gloria non poteva essere trattenuta né prolungata: doveva restare un annuncio, non un possesso. La luce che avevano visto non era destinata a restare accesa in quel momento, bensì a sostenerli quando il buio della passione e della morte si sarebbe fatto reale. Per questo la visione dovette necessariamente essere breve.

La gloria di Dio rivelata nell’uomo sofferente

La gloria contemplata dai discepoli non era un semplice manto esteriore. Esprimeva chi Gesù è realmente e quale sarebbe stato il suo destino. Quella luce attendeva ancora di essere pienamente rivelata: non nello splendore del monte, ma nell’uomo sofferente, il Figlio unigenito di Dio, consegnato alla passione. È in quel passaggio, dalla gloria alla sofferenza, che il senso della Trasfigurazione si compie fino in fondo.