L’altare rivolto a oriente: una scelta che viene dalla Bibbia

Sacerdote che celebra la messa ad orientem rivolto verso l'altare nella forma straordinaria del rito romano Sacerdote che celebra la messa ad orientem rivolto verso l'altare nella forma straordinaria del rito romano
Messa ad orientem
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Molte chiese antiche seguono un asse est-ovest con il presbiterio a oriente: una scelta che affonda le radici nella Bibbia e nella simbologia del sole.

Molte chiese, soprattutto le più antiche, sono state costruite seguendo un asse est-ovest, con il presbiterio e l’altare collocati sul lato orientale. Non si tratta di una coincidenza né di una semplice convenzione architettonica. Dietro questa scelta c’è una ragione precisa, radicata nella simbologia biblica e nella tradizione liturgica cristiana. L’est, il punto da cui sorge il sole, ha rappresentato fin dai primi secoli qualcosa di molto più grande di un punto cardinale.

La simbologia della luce nelle chiese cristiane

Quando si cominciarono a costruire le prime chiese cristiane, si consolidò l’usanza di orientare il presbiterio con l’altare verso est. Il fondamento è biblico. Già prima della nascita di Gesù, il profeta Zaccaria lo chiama “sole che sorge dall’alto” (Lc 1,78) e “luce per illuminare le genti” (Lc 2,32). La sua seconda venuta, la Parusia, viene anch’essa associata a un fenomeno celeste che viene da oriente: “Come il fulmine viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,27). Nel libro di Ezechiele, la profezia sul Nuovo Tempio descrive una porta orientale chiusa, attraverso la quale è entrato il Signore e che nessun altro potrà aprire (Ez 44,2). L’est diventa così, in modo inequivocabile, il simbolo del Salvatore che viene. Già nell’antichità i cristiani si voltavano verso oriente durante la preghiera. Tertulliano lo conferma esplicitamente: durante la preghiera ci si volta verso est, e ci si rallegra nel giorno del sole, cioè la domenica.

Pianta di una cattedrale con indicazione dell'asse est-ovest e del presbiterio orientato a oriente
Esempio grafico di un presbiterio

Messa ad orientem: cosa significa

La messa nella forma straordinaria del rito romano — la cosiddetta messa tridentina — viene celebrata nella stessa direzione in cui guardano i fedeli: il sacerdote si colloca rivolto verso l’altare, addossato alla parete. Questo si chiama celebrazione ad orientem, verso est, anche se in molte chiese contemporanee questa disposizione non corrisponde più all’orientamento geografico reale dell’edificio. Il vero Oriente, il “sole che non conosce tramonto” e che ha vinto le tenebre della morte, è Gesù stesso. È verso di lui che ci si orienta durante la liturgia, ed è l’altare a simboleggiarlo, nel quale si rende presente il sacrificio del Corpo e del Sangue.

Due forme liturgiche, un’unica direzione

Questo avviene sia nella forma straordinaria, quando il celebrante guida il Popolo di Dio “camminando nella stessa direzione”, sia nella forma ordinaria postconciliare, quando Cristo rimane al centro e i fedeli lo circondano nella preghiera comune. Le due forme esprimono lo stesso orientamento di fondo, anche se in modi liturgici differenti. L’est, in entrambi i casi, non è un dettaglio architettonico ma una direzione teologica.