Papa Leone XIV in Francia chiede di fermare la corsa agli armamenti: all’Eliseo il no al riarmo nucleare, all’eutanasia e alla maternità surrogata.
Il 25 settembre 2026 Papa Leone XIV in Francia ha pronunciato il primo discorso del suo viaggio davanti a governanti, società civile e corpo diplomatico riuniti al Palazzo dell’Eliseo. Parole nette sulla pace, sul riarmo e sulla difesa della vita, anche dalle manipolazioni dell’intelligenza artificiale.
All’arrivo all’aeroporto De Gaulle lo ha accolto un coro di bambini con il motto del viaggio, «Perché il mondo abbia la vita». Una suora gli ha mostrato la maglietta del Football club “Jesus”, invitandolo a giocare con il numero 14. Subito dopo, il trasferimento all’Eliseo per il secondo faccia a faccia con il presidente Emmanuel Macron. I due si erano incontrati per la prima volta a Roma il 10 aprile 2026, in un colloquio durato insolitamente circa un’ora. Al termine Macron aveva pubblicato su X un messaggio condiviso con il Pontefice, in cui definiva l’azione per la pace «un dovere e una urgenza».
Le radici cristiane della Francia e i diritti umani
Il Papa ha presentato la Francia come la terra dove i diritti umani si sono affermati prima che altrove. Ha ricordato le proprie origini familiari normanne e bearnesi e ha citato Parigi come Ville lumière. Ha ripercorso le radici cristiane del Paese, da sant’Ireneo al battesimo di Clodoveo. Il motto nazionale “Libertà, uguaglianza e fraternità”, ha detto, non è una scritta sui frontoni degli edifici pubblici. Sono esigenze etiche universaliche trovano nel Vangelo una fonte inesauribile. Ha poi richiamato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata a Parigi con il contributo del giurista e premio Nobel per la pace René Cassin. Un passaggio è stato dedicato a Notre-Dame, dove era atteso nel pomeriggio. Il restauro della cattedrale, frutto del lavoro di istituzioni, artigiani e professionisti, per Leone XIV è il simbolo di una speranza ritrovata: ciò che sembrava distrutto può rinascere grazie alla collaborazione di tutti.
Intelligenza artificiale e laicità, l’invito al discernimento
Citando la sua enciclica Magnifica humanitas, il Pontefice ha osservato che lo sviluppo tecnologico ha migliorato le condizioni di vita ma ha mostrato anche un volto ambiguo. Con un riferimento a Georges Bernanos e al suo “Paradiso delle Macchine”, ha chiesto di formare le menti a un discernimento etico. In un Paese fortemente laico, ha ribadito che la vera laicità non esclude la dimensione religiosa dalla sfera pubblica né dall’istruzione. Il cristiano impegnato in politica non è un proselito né una minaccia all’unità nazionale. La scuola cattolica resta una risorsa educativa, in Francia come in Medio Oriente, in particolare in Libano e a Gerusalemme.

Eutanasia, maternità surrogata e acquisto di organi
Il dialogo tra Santa Sede, Chiesa in Francia e governo resta la strada da percorrere anche quando le posizioni sono distanti. È il caso del fine vita: la Repubblica ha appena varato una legge che contempla l’eutanasia. Per il Papa la vita umana va difesa sempre «con coraggio e compassione». Richiamando l’impegno caritativo della Chiesa francese, da san Vincenzo de’ Paoli in poi, Leone XIV ha indicato la tutela del diritto alla vita come base di ogni altro diritto. Ha messo in guardia dalle derive che trasformano scienza e tecnologia in imprese lucrative: manipolazioni genetiche, maternità surrogata, acquisto di organi, offerta di una morte programmata.
Papa Leone XIV in Francia contro la corsa agli armamenti nucleari
Nell’ultima parte del discorso il Papa ha chiesto di fermare la corsa agli armamenti, definendo errata la convinzione sempre più diffusa che le armi nucleari garantiscano la sicurezza. La pace, ha spiegato, «non è un equilibrio di forze», ma si costruisce ogni giorno con il dialogo e la giustizia. Ai governanti ha chiesto di non rassegnarsi mai a una guerra considerata “inevitabile” e di promuovere senza sosta diplomazia e dialogo. Come già aveva fatto con la Spagna, ha invitato la Francia a restare un instancabile artefice di pace e di multilateralismo, soprattutto nella «nostra cara Europa».
Il congedo è tornato sul motto nazionale, declinato come augurio: una libertà che cresca nell’impegno per il bene comune, una fraternità capace di abbracciare l’intera umanità, un’uguaglianza fondata su giustizia e carità che non cancelli le differenze ma le faccia fruttificare.