Leone XIV: «Nessuno dovrà più fuggire per le bombe»

Papa Leone in preghiera alla Grotta di Lourdes nei giardini vaticani durante la recita del rosario Papa Leone in preghiera alla Grotta di Lourdes nei giardini vaticani durante la recita del rosario
Papa Leone nella Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani
Canale WhatsApp Iscriviti subito!
Canale Telegram Iscriviti subito!

Papa Leone ha recitato il rosario alla Grotta di Lourdes in Vaticano chiedendo pace, collegato a 19 santuari mariani nel mondo, e ha invitato tutti a costruire la pace anche sui social media.

Il 30 maggio 2026, a conclusione del mese mariano, Papa Leone si è raccolto in preghiera alla Grotta di Nostra Signora di Lourdes, nei giardini vaticani, per recitare il rosario e invocare la pace per il mondo intero. Un appuntamento che ha avuto una portata inaspettatamente ampia: collegati in preghiera 19 santuari mariani distribuiti in ogni parte del globo, dall’Ucraina alle Filippine, dal Libano alla Nigeria, dall’Italia alla Bosnia Erzegovina, da Fatima a Guadalupe. La preghiera del Pontefice si è intrecciata con la realtà dei conflitti in corso, a partire dal Libano, dove il santuario di San Charbel ad Annaya ha partecipato mentre le operazioni militari israeliane continuano a colpire civili.

Il rosario come risposta alle violenze del tempo presente

Leone ha aperto il suo discorso citando il Salmo 85: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo». Parole che, ha detto, «esprimono la speranza della quale sentiamo il bisogno, soprattutto davanti alle difficoltà e alle violenze del tempo presente». Il Pontefice ha indicato la Vergine Maria come modello del credente che sa ascoltare la Parola di Dio, e ha invitato i fedeli a contemplare con lei i misteri del Rosario per riconoscere in Gesù Cristo l’unica Parola di pace. «Chi ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani», ha affermato citando il Vangelo di Matteo.

La pace non è un’illusione né un affare di potere

«La pace non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse»: Leone ha voluto essere diretto. Per il Papa, la pace nasce dalla giustizia e dall’amore, e diventa possibile soltanto quando si sceglie di ascoltare chi ne è privato. Ha nominato esplicitamente «bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età», tutti accomunati da «una sola parola: pace». Un elenco che suona come un appello diretto alle coscienze, non come una formula retorica.

Veduta della Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei giardini vaticani
Grotta di Lourdes, Giardini vaticani

Anche sui social: niente linguaggio violento

Uno dei passaggi più concreti e inattesi del discorso papale ha riguardato i social media. Leone ha chiesto a ciascuno di fare la propria parte «cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media». Un invito che ha sorpreso per la sua specificità, in un contesto liturgico e mariano. Il Papa ha aggiunto che la vera pace «inizia in un cuore che ama, viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione». Niente di astratto: una misura concreta alla portata di tutti.

Costruttori di pace: l’appello finale del Pontefice

Leone ha chiuso con un appello deciso: «Dio cerca costruttori di pace! La nostra Madre Santissima ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro “eccomi”, non a parole ma con i fatti». Prima di questo, aveva evocato uno scenario che vuole come possibile: «Non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità». Il collegamento con i 19 santuari sparsi nel mondo ha trasformato quella preghiera serale in un gesto che ha unito fisicamente comunità lontanissime, dalla Polonia alla Nigeria, dall’Iraq al Kuwait, in un’unica invocazione.