Manifesto anti-papale: chi sono i gruppi che non vogliono il Papa a Barcellona

Papa Leone contestato in Spagna Papa Leone contestato in Spagna
Papa Leone e la bandiera catalana
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Ateos de Catalunya, massoni, sindacati di sinistra e indipendentisti catalani si mobilitano contro la visita del Papa in Spagna prevista per giugno.

A pochi giorni dall’arrivo di Papa Leone XIV in Spagna, si è messa in moto una coalizione eterogenea di oppositori: organizzazioni laiche, massoni, sindacati di sinistra, formazioni indipendentiste e associazioni di atei. Non è una sorpresa. Era già successo con Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, quando comparvero adesivi con il copricapo papale e la scritta «Noi non ti aspettiamo». La storia si ripete, con qualche variante in più.

Chi ha organizzato la campagna e cosa chiede

Secondo El Confidencial, l’iniziativa è partita da tre organizzazioni: Ateos de Catalunya, Europa Laica e la Fundació Ferrer i Guàrdia. Insieme hanno redatto un manifesto, lo hanno diffuso nei forum digitali e stanno raccogliendo adesioni. È prevista una manifestazione per il 9 giugno al Paseo del Born di Barcellona. Il testo del manifesto contesta che «questa visita di carattere religioso sia trattata dalle istituzioni come una visita di Stato», sostenendo che l’uso di risorse pubbliche «indebolisca la neutralità istituzionale e perpetui un trattamento privilegiato che contraddice il principio di aconfessionalità riconosciuto costituzionalmente».

Le accuse al Papa e alla Chiesa

Le critiche non si fermano alla questione dei fondi pubblici. Il manifesto coglie l’occasione per denunciare gli accordi tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede, definiti «ereditati dal contesto della Transizione», e accusa la Chiesa di violare i diritti civili per la sua posizione su aborto ed eutanasia, di non aver chiesto scusa per il ruolo avuto durante il regime di Franco, di aver coperto casi di pedofilia e di relegare la donna a «un ruolo secondario e subalterno». Le richieste sono altrettanto estese: nessuna risorsa pubblica per gli atti papali, nessuna rappresentanza istituzionale nelle cerimonie liturgiche, abrogazione degli accordi con la Santa Sede, revisione dei privilegi fiscali e matrimoniali.

Manifesti che annunciano la visita ufficiale del Papa in Spagna
Pubblicità della visita ufficiale in Spagna

La versione catalana: Leone XIV “spagnolizzerebbe” Barcellona

Quasi a sé stante è la posizione del movimento indipendentista catalano. La loro obiezione è che la visita papale servirebbe a “spagnolizzare” icone considerate esclusivamente catalane. Nell’elenco compaiono la Sagrada Familia, dove Leone XIV celebrerà la Messa, l’abbazia di Montserrat, tappa del programma, e persino lo Stadio Olimpico intitolato a Lluís Companys. Un argomento che la dice lunga sulla natura politica — più che laica — di una parte dell’opposizione.

I numeri che smentiscono l’accusa di “privilegio”

Chi si oppone alla visita si presenta come difensore della democrazia. I numeri, però, raccontano qualcosa di diverso. Alla visita di Leone XIV hanno già aderito oltre mezzo milione di persone agli eventi organizzati, con più di 18.000 volontari nella sola capitale. In un Paese dove il 54,5% della popolazione si definisce cattolica — tra praticanti e non praticanti — l’opposizione al Papa finisce per essere l’opposizione alla posizione maggioritaria della società. Albert Riba, presidente di Ateos de Catalunya, ha dichiarato che «il Papa può venire quando vuole e dire quello che vuole, ma le autorità non dovrebbero trattarlo come capo di Stato». Se le istituzioni gli riservano un trattamento da Capo di Stato, però, non stanno concedendo un privilegio arbitrario: stanno riconoscendo una figura che rappresenta una componente tutt’altro che marginale dell’identità nazionale e internazionale spagnola. Il cattolicesimo ha permeato la matrice culturale del Paese per secoli. Tentare di escludere il Pontefice dallo spazio pubblico in nome di una presunta laicità è oscurare la realtà storica e sociale di un popolo intero.