Il sacerdote padre Pero Miličević porta la sua testimonianza di ex bambino che ha vissuto la guerra e ha sperimentato la potenza del perdono.
Era un bambino quando negli anni Novanta imperversava la guerra in Bosnia – Erzegovina e ha sperimentato sulla sua pelle cosa questo voglia dire. Così, ora, il sacerdote padre Pero Miličević testimonia quanto sia importante il perdono e come sia davvero ciò che riesce a vincere l’orrore dei conflitti.
Papa Leone XIV parla tanto della necessità di mettere in atto una “pace disarmata e disarmante” ed è quello che afferma anche padre Miličević, come ha fatto alla presentazione del Messaggio di papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace.
Il perdono che vince la guerra: la testimonianza di padre Pero Miličević
Ascoltato dai giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede il sacerdote ha avuto modo di raccontare la sua esperienza in merito alla guerra che ha vissuto quando era solo un bambino. È stato un piccolo prigioniero di guerra, e non solo: ha assistito a quanto di più orribile, l’uccisione di suo padre.
Aveva 7 anni quando nel 1993 un attacco militare ha significato la morte per decine di civili, tra cui c’era anche suo padre, oltre ad altri membri della sua famiglia. Lui è stato per ben 7 mesi in un campo di detenzione e ha sperimentato la paura, la fame, la solitudine.

Vivere tutto ciò avrebbe potuto indurire il suo cuore. Traumi di tale portata sono difficili da superare, ma grazie a Dio non è stato così per lui, che poi ha avuto la vocazione al sacerdozio e ha avuto sempre la fede a guidarlo. Trasmessa principalmente dalla madre, che nonostante fosse rimasta vedova e dovesse badare ai figli ha affrontato tutto questo nell’affidamento al Signore.
La preghiera e il perdono, la risposta al male
La pace è una realtà che va vissuta, coltivata e custodita. E si raggiunge solo attraverso la preghiera e il perdono. Certamente comporta un costo, non è gratis. Scegliere la via disarmata di Gesù, ricorda padre Miličević, così come afferma sempre papa Leone, produce persecuzione, che va dalla ridicolizzazione e dal disprezzo a forme anche più gravi di difficoltà.
Ma la pace, vera, che è quella di Cristo, passa dall’amore e non dalle armi, dalla misericordia che è strettamente legata alla giustizia e non dall’imposizione e dalla rivalsa. Ottenere e portare la pace esige un coraggio che è ben più grande e di ben altra portata del coraggio che serve per combattere. Non si tratta di un’azione fisica ed impositiva, ma di un agire del cuore profondo, in nome dell’amore, in nome di Dio, che arriva attraverso il perdono.
Così come il sacerdote ha avuto il coraggio di non lasciarsi prendere il cuore dall’odio e dal rancore, ma di aprirlo alla luce dello Spirito Santo e lasciarsi pervadere dalla fiamma viva d’amore, è possibile percorrere la via della pace con un atteggiamento di perdono che parte dalla propria vita personale, dall’agire più intimo dell’anima.
La via del perdono che porta la pace non garantisce risultati immediati e un successo visibile. Non porta sicurezza e spesso neppure prosperità, ma sappiamo che è ciò che ci è richiesto, ciò che Dio vuole. Tutto parte dalla conversione del cuore, un dono di grazia che si può chiedere collegando così strettamente, preghiera e perdono, e il loro frutto, la pace.