Perché temiamo la volontà di Dio e come i santi hanno imparato ad affidarsi

Persona in atteggiamento di preghiera e riflessione con le mani giunte in un momento di silenzio Persona in atteggiamento di preghiera e riflessione con le mani giunte in un momento di silenzio
Persona in preghiera
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Fare la volontà di Dio spaventa molti. Eppure i santi — da Ignazio di Loyola a Faustina Kowalska — dicono che è il cammino verso la vera libertà e la pace.

La paura della volontà di Dio nasce spesso da un’idea sbagliata di Dio stesso. Si pensa che voglia qualcosa di radicalmente diverso da ciò che desideriamo. Che esiga eroismo, che stravolga una vita ben organizzata, che ci allontani da tutto ciò che ci fa sentire al sicuro. Ma Dio non viene a distruggere: viene a destare a una vita piena. Pregare «sia fatta la tua volontà» è molto più di una formula: è accettare che Lui sia Dio, non semplicemente un aiuto ai nostri piani. È cedere il timone, sì. Ma per guadagnare qualcosa di più grande: la pace.

Dio è come un vasaio che plasma con amore

Ci aggrappiamo con forza ai nostri progetti, ai sogni, alle zone di comfort. Ma Dio, che vede oltre quello che vediamo, chiama a un cammino che, pur difficile a volte, conduce alla libertà. San Ignazio di Loyola scriveva: «Che Dio ci porti a desiderare solo ciò che Egli vuole, e a non desiderare nient’altro». L’immagine è quella del vasaio: Dio prende nelle sue mani l’argilla della nostra vita e la plasma con amore. Ma — come nel lavoro del vasaio — a volte deve separare, pressare, impastare, perché emerga qualcosa di bello e duraturo.

I santi che non hanno avuto paura di dirlo

Santa Caterina da Siena lo afferma con forza: «La volontà di Dio è il nostro cammino verso la santità. Quando la compiamo, l’anima si sente come un pesce nell’acqua, perché torna al suo ambiente naturale». E aggiunge: «Sii chi Dio vuole che tu sia, e incendierai il mondo». San Giovanni della Croce scriveva che «quando l’anima si consegna completamente a Dio, allora Dio si consegna completamente all’anima». Compiere la volontà di Dio non significa perdere la propria identità: significa trovarla. Sant’Agostino lo sapeva bene: «Inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te, o Dio». Anche quando il cammino si fa duro, chi si affida sperimenta una pace che non viene dall’assenza di difficoltà, ma dalla presenza di Dio in mezzo a esse.

Vuole la nostra gioia. Non una gioia superficiale, ma quella che nasce nell'anima come una sorgente dal profondo
Luce che filtra attraverso la preghiera e l’abbandono

Giovanni Paolo II e Carlo de Foucauld: aprire la porta

San Giovanni Paolo II ripeteva: «Non abbiate paura! Aprite la porta a Cristo!», perché chi gliela apre scopre che Lui non toglie nulla, ma dà tutto. Vuole la nostra gioia. Non una gioia superficiale, ma quella che nasce nell’anima come una sorgente dal profondo. San Carlo de Foucauld nella sua preghiera di abbandono scriveva: «Padre, mi abbandono a Te. Fa’ di me quello che ti piace». Parole brevi, ma che contengono un atto di fede radicale. E santa Teresa d’Avila scriveva dal profondo della sua esperienza spirituale: «Accada quello che accada, sia fatta la tua volontà, Signore… Perché solo chi si sottomette alla tua volontà vive davvero in pace».

La testimonianza di santa Faustina

La voce più diretta e sorprendente sull’argomento è quella di santa Faustina Kowalska. Nel suo Diario, al numero 724, scriveva:

«La fedele sottomissione alla volontà di Dio, sempre e ovunque, in tutte le situazioni e circostanze della vita, dà grande gloria a Dio; tale sottomissione alla volontà di Dio ha più valore ai suoi occhi dei lunghi digiuni, delle mortificazioni e delle penitenze più severe. Oh, quanto è grande la ricompensa per un solo atto di misericordiosa sottomissione alla volontà di Dio!»

La paura della volontà di Dio ha la sua radice nel non conoscerlo davvero. Perché se si sapesse quanto ama, non si temerebbe nulla. E ciò che sembra una fine, guardandolo dopo, si rivela un inizio. Ciò che faceva male era la cura. Ciò che allontanava dalla riva comoda conduceva a un incontro vero, nel profondo.