La Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme si prepara ad affrontare un restauro storico delle sue celebri porte, offrendo l’opportunità di riflettere sulla lunga e affascinante storia di questo luogo cristiano.
Le recenti operazioni di restauro alla Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri per i cristiani, hanno suscitato un forte interesse internazionale. Il 19 febbraio 2026, le porte monumentali in legno all’ingresso della basilica sono state rimosse per lavori di restauro. Questo intervento fa parte di un ambizioso progetto di riqualificazione della pavimentazione della chiesa e segna il primo restauro di queste porte in oltre due secoli. L’ultima riparazione documentata risale al 1810, in seguito a un devastante incendio che aveva danneggiato l’edificio.
In attesa del completamento dei lavori, l’ingresso della Basilica è temporaneamente coperto da pannelli che riproducono le porte originali, per preservare l’aspetto tradizionale e familiare del sito. Le porte, che nel tempo hanno subito i danni del clima e dell’usura, sono simbolo di un luogo ricco di storia e spiritualità.
Un restauro storico e una collaborazione ecumenica
Il restauro delle porte non è solo un intervento tecnico, ma rappresenta un gesto di conservazione condiviso da tutte le principali denominazioni cristiane che gestiscono la basilica: Chiesa cattolica romana, Patriarcato greco-ortodosso, e le chiese armene, copte, siriaco-ortodosse ed etiope. Questo atto ecumenico sottolinea la cooperazione tra le diverse comunità cristiane, che hanno deciso di intraprendere insieme la riqualificazione del simbolo di fede più importante di Gerusalemme.
La Basilica del Santo Sepolcro ha svolto un ruolo cruciale nella storia religiosa e politica di Gerusalemme. Dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1187, tutte le porte della basilica furono murate, con l’ingresso permesso solo a pagamento. Un’imposta d’ingresso fu introdotta, creando difficoltà per i pellegrini che già affrontavano lunghi e faticosi viaggi. Nonostante ciò, il sito rimase un centro vitale di preghiera per i cristiani.
Nel XIV secolo, le diverse denominazioni cristiane scelsero di restare chiuse all’interno della basilica, pregando insieme per mantenere viva la tradizione del culto. Un piccolo portello nella porta permetteva di passare il cibo e altre risorse necessarie per i religiosi e i fedeli, segno di come la sacralità del luogo fosse custodita gelosamente.

Il restauro delle porte: una sfida storica e moderna
Il restauro delle porte del Santo Sepolcro non è solo un atto di conservazione, ma anche un simbolo delle sfide storiche e moderne che il sito ha affrontato. Nel 2018, le chiese cattolica, greco-ortodossa e armena decisero di chiudere la basilica in segno di protesta contro nuove misure fiscali che consideravano ingiuste. Durante la pandemia di COVID-19, la basilica ha dovuto chiudere i battenti, mettendo in evidenza le difficoltà moderne legate alla gestione di uno dei luoghi di culto più sacri e contesi al mondo.
Il restauro delle porte offre un’opportunità di riflessione sul passato e sul futuro di questo sito sacro. Le porte non sono solo un simbolo di accesso, ma anche un riflesso delle tensioni religiose e delle sfide moderne che continuano a caratterizzare Gerusalemme. Nonostante le difficoltà, la Basilica del Santo Sepolcro continua a rimanere un pilastro centrale della fede cristiana mondiale, legando insieme secoli di storia e spiritualità.
Il restauro delle porte della Basilica del Santo Sepolcro è un passo significativo verso la conservazione di uno dei luoghi più venerati della cristianità. Questo intervento, pur nel contesto delle difficoltà storiche e moderne, rappresenta un esempio di come le diverse comunità cristiane possano cooperare per preservare un patrimonio comune. Con il completamento dei lavori, le porte del Santo Sepolcro non solo torneranno a essere un simbolo di accesso fisico alla chiesa, ma anche un simbolo di speranza, fede e unione tra le diverse tradizioni cristiane.