Per la prima volta dopo quattro secoli, la tradizionale festa della Madonna della Montagna a Polsi non si celebrerà.
Il celebre santuario situato nel cuore dell’Aspromonte, nel comune di San Luca (Reggio Calabria), resta chiuso a causa di lavori incompleti sia alla strada di accesso che al complesso del santuario stesso, interventi finalizzati anche alla messa in sicurezza antisismica e finanziati con 3 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questa decisione ha generato un clima di tensione, minacce e polemiche, che coinvolgono la comunità religiosa e locale.
Ritardi nei lavori e sospensione della festa
La festa della Madonna di Polsi, che ogni anno richiama migliaia di pellegrini, non avrà luogo a causa dei ritardi nei lavori di messa in sicurezza della strada principale di accesso, attualmente ostacolata anche da una frana. L’opera non è stata completata e non consente di garantire la sicurezza dei fedeli. Anche i lavori nel santuario, necessari per la sicurezza antisismica, sono tuttora in corso.
Il vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva, ha espresso il suo profondo rammarico definendo la cancellazione della festa «una sconfitta per tutti» e una «occasione persa» per la comunità. Nonostante gli sforzi della Diocesi per trovare soluzioni alternative, come lo spostamento delle celebrazioni nello stadio comunale di San Luca e successivamente nello stadio di Locri, le difficoltà legate all’agibilità delle strutture e le tensioni sociali causate da campagne mediatiche infondate hanno reso impossibile il regolare svolgimento dell’evento.
Il santuario della Madonna della Montagna di Polsi, oltre ad essere un luogo di fede e pellegrinaggio, è stato per decenni associato a episodi di criminalità organizzata legata alla ‘ndrangheta. Nel passato, Polsi era noto come il luogo dove i clan si riunivano per definire accordi e strategie, ma l’arrivo del vescovo Oliva e la nomina del nuovo rettore, don Tonino Saraco, hanno segnato una svolta. Dopo la condanna del precedente rettore per concorso esterno in associazione mafiosa, la gestione del santuario ha intrapreso un percorso di legalità e rigenerazione, con iniziative di “pulizia” e la valorizzazione di beni confiscati, all’interno dei quali lavorano anche detenuti.
La festa di quest’anno avrebbe dovuto rappresentare la conferma di questo nuovo clima di rinascita spirituale e sociale. Purtroppo, l’impossibilità di concludere i lavori e garantire la sicurezza ha fatto saltare la tradizione, causando non solo delusione ma anche una serie di minacce, anche di morte, rivolte al rettore don Tonino Saraco, al parroco di San Luca don Gianluca Longo, e insulti rivolti al vescovo.
La decisione di annullare la festa ha scatenato reazioni dure in parte della popolazione, con tensioni amplificate dalla diffusione di notizie false sulla chiusura definitiva del santuario e la rimozione della sacra effigie della Madonna. La Diocesi ha prontamente smentito tali voci attraverso i propri canali ufficiali.
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha commentato la situazione sottolineando come il santuario sia stato più volte profanato in passato da interessi mafiosi, e ha ribadito che “chi fa della casa di Dio un luogo di interessi senza scrupoli, senza legge né onestà, offende Maria, la Chiesa tutta e la comunità umana”.
Il vescovo Oliva ha formalmente denunciato alla Polizia le minacce ricevute e ha inviato una lettera ai commissari prefettizi che attualmente governano il Comune di San Luca, sollecitando interventi urgenti per rendere agibile lo stadio comunale, struttura fondamentale per la promozione dello sport, della socialità e della legalità nel territorio. Ha inoltre richiamato l’importanza di tutelare la dignità della comunità locale, soprattutto in un contesto caratterizzato da una forte presenza giovanile a rischio emigrazione e devianza.

La tradizione millenaria della festa della Madonna di Polsi
La festa della Madonna della Montagna, che si celebra tradizionalmente dal 31 agosto al 2 settembre, affonda le sue radici in una storia lunga quasi un millennio e richiama ogni anno devoti da tutta la Calabria e oltre. Conosciuta anche come “la grande festa” della Calabria, essa nasce da una tradizione mariana legata a un’apparizione della Vergine Maria nell’XI secolo.
Il pellegrinaggio verso il santuario, collocato a circa 2.000 metri di altezza sull’Aspromonte, è da sempre accompagnato da riti profondi, tra cui la veglia notturna, le preghiere, le processioni e gli ex-voto. Polsi rappresenta un luogo di grande valore spirituale, ma anche culturale e antropologico, dove si intrecciano devozione, storia e una forte identità locale.
Negli anni passati, la festa è stata anche teatro di incontri della ‘ndrangheta, ma oggi la comunità ecclesiastica si impegna per riscattare questo luogo simbolo, promuovendo valori di legalità e solidarietà.
L’assenza della festa quest’anno è motivo di profondo dolore per i fedeli e per tutta la regione, che spera in un rapido completamento dei lavori e in un futuro di pace e sicurezza per il santuario e per la comunità di San Luca.