San Macario l’Egiziano, l’asceta che mangiava foglie d’erba nel deserto

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San Macario il Grande, l'asceta che mangiava erbe - medjugorje.it
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Asceta del IV secolo, san Macario l’egiziano, detto il Grande, visse nel deserto in uno stile volto all’essenziale, mangiando foglie d’erba. 

 Sacerdote e abate del monastero di Scete in Egitto, san Macario, detto il Grande o l’Egiziano, visse nel IV secolo e oggi ricorre la sua memoria liturgica. Molto spesso si fa confusione tra la sua figura e quella di san Macario l’Alessandrino, anche lui monaco a Scete e suo contemporaneo.

Ciò che li accomuna e che contribuisce spesso a confondere questi due santi è anche il fatto che entrambi furono discepoli di sant’Antonio abate insieme ad Isidoro. La nascita di san Macario l’Egiziano è fissata all’incirca per il 300. Da giovane svolse il lavoro di cammelliere e si specializzò nel trasporto del salnitro.

L’asceta san Macario l’Egiziano, che si nutriva di foglie nel deserto

Il Martirologio Romano nell’enunciare la sua memoria liturgica sottolinea che san Macario “morto al mondo e a se stesso, viveva solo per Dio, come insegnava anche ai suoi monaci“. Il suo stile di vita era quello di un rigoroso ascetismo che gli consentiva di donarsi interamente al Signore in modo completo e pieno.

Di lui sappiamo che tra il 330 e il 340 incontrò sant’Antonio abate e visse a lungo accanto a  lui. Fu ordinato sacerdote e successivamente era considerato un padre spirituale nella zona desertica dove andò a vivere. Nel monastero in cui viveva si avvicendarono tre gruppi di discepoli che costituirono la colonia monastica di Scite. Tra il 373 e il 375 Macario fu mandato in esilio insieme al suo omonimo Macario l’Alessandrino per ordine di Lucio, il vescovo ariano di Alessandria. Dovette recarsi in un’isola del Nilo.

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San Macario l’Egiziano – medjugorje.it

Si dice che san Macario vivesse un’essenzialità che lo portava a stare insieme agli animali selvatici e a mangiare pochissimo. Si nutriva di ciò che trovava e spesso mangiava foglie d’erba.

La spiritualità di un monaco del deserto

San Macario è noto soprattutto per l’importanza che il suo monastero, quello denominato Abu Macario, ebbe e rivestì per l’influenza intellettuale che diede e il forte impulso al monachesimo egiziano. Del suo pensiero si riporta una sua frase che esprime bene il suo stile e la sua spiritualità: “Ecco che cosa ci vuole per il monaco che sta seduto in cella: egli deve raccogliere in sé il suo intelletto, lungi da ogni cura del secolo; non lo lasci vacillare sotto l’assalto delle forze mondane, ma si applichi ad un unico scopo: far riposare il proprio pensiero in Dio solo, ad ogni istante“.

Aggiungeva anche come programma di vita: “Dimori in Dio, in ogni ora, senza sollecitudine per altro, e non permetta ad alcuna cosa terrena di entrare tumultuosa nel suo cuore. Invece il suo spirito, tutti i suoi sensi siano come se egli stesse alla presenza di Dio; così egli attuerà la parola dell’Apostolo: La vergine dimori costantemente nel pensiero di Dio, piena di fervore“.

La festa liturgica di san Macario il Grande, definito così proprio per le sue eccelse qualità umane e spirituali, fu fissata  da Adone, che per primo l’introdusse, al 15 gennaio. La formula  che riporta“In Aegypto beati Macharii abbatis, discipuli beati Antonii”,  e la data furono poi mantenuti da da Cesare Baronio nel Martirologio Romano.