San Michele arcangelo guida la battaglia celeste dell’Apocalisse e annuncia il Giudizio Universale: il suo ruolo nella Bibbia e nell’arte.
Chiamato Principe degli angeli e qualificato come arcangelo per la sua posizione nella gerarchia celeste, san Micheleoccupa un posto di primo piano nell’intera storia biblica. È lui che guiderà il grande combattimento spirituale dell’Apocalisse e che annuncerà la venuta del Giudizio Universale. Chiunque abbia letto l’ultimo libro della Bibbia sa bene quanto le sue visioni siano al tempo stesso terribili e grandiose: combattimenti tra le forze del bene e quelle del male, immagini che nessun regista di Hollywood riuscirebbe a superare. Al centro di tutto, il nome di Michele ritorna con una forza che non ammette mezze misure. Vale la pena ricordare anche che la parola “Apocalisse” viene dal greco antico apokálupsis e significa “rivelazione”, non catastrofe — come spesso si crede.
Michele contro il Drago
Il testo dell’Apocalisse è diretto, quasi militare nella sua concisione: «Vi fu poi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il Drago. Il Drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalse» (Ap 12, 7-8). Non si tratta di una metafora vaga. È uno scontro esplicito, in cui il Drago — che porta anche i nomi di Diavolo, Satana, principe dei demoni e capo degli angeli caduti — viene sconfitto e scacciato dal cielo insieme ai suoi. La Bibbia precisa che colui che aveva sedotto il mondo intero, insinuando i vizi tra le virtù, viene rigettato sulla terra per combattervi un ultimo, disperato combattimento. San Michele si erge in questo passaggio come un generale che conduce le sue truppe nella battaglia decisiva.
L’arte al servizio dell’arcangelo
Questo combattimento celeste ha ispirato secoli di arte sacra e profana. Pierre Paul Rubens, nel 1619, dipinse L’Angelo caduto conservato all’Alte Pinakothek di Monaco, opera di potenza visiva straordinaria. Più sobrio, ma non meno eloquente, il manoscritto delle Très Riches Heures du duc de Berry, realizzato nel XV secolo, raffigura il duello singolare tra Michele e il Drago sullo sfondo del Mont-Saint-Michel. Due modi diversi di raccontare la stessa storia, uno con la forza del barocco, l’altro con la grazia del gotico internazionale. In entrambi, l’arcangelo è riconoscibile dalla spada e dalla postura trionfante. Non è un caso che sia diventato nel tempo il simbolo della vittoria del bene sul male.

L’attesa del Giudizio e la speranza escatologica
San Michele non è solo il guerriero dell’ultimo combattimento. È anche il messaggero del Giudizio Universale, colui che darà il segnale del ritorno di Cristo alla fine dei tempi. San Paolo lo anticipa chiaramente nella Prima Lettera ai Tessalonicesi: «Al segnale dato dalla voce dell’arcangelo e dalla tromba di Dio, il Signore stesso scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risorgeranno» (1Ts 4,16). Questo passo spiega perché nell’iconografia cristiana san Michele venga rappresentato quasi sempre con due attributi distinti: la spada e la tromba. La prima simboleggia il combattimento, la seconda l’annuncio. Due funzioni diverse, un’unica figura.
Non confonderlo con san Giorgio
Un’ultima precisazione che torna utile. San Michele arcangelo non va confuso con san Giorgio, come a volte accade anche tra fedeli. Entrambi combattono un drago con la spada, ma le differenze sono nette: san Giorgio è un soldato, non ha ali e appartiene alla storia umana. San Michele è un essere celeste, dotato di ali, e il suo combattimento si colloca nell’ordine soprannaturale. L’arcangelo è tra l’altro patrono dei paracadutisti — un dettaglio che dice molto sul modo in cui la tradizione popolare ha saputo leggere nella sua figura un simbolo di coraggio e discesa nel pericolo.