Sarah parla di “paganesimo liquido” nella Chiesa: “Viviamo come se Dio non esistesse”

La sensazione che in certe parti della Chiesa Dio venga dato quasi per scontato. O peggio, lasciato sullo sfondo. La sensazione che in certe parti della Chiesa Dio venga dato quasi per scontato. O peggio, lasciato sullo sfondo.
Cardinale Robert Sarah
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Le parole del cardinale Robert Sarah non arrivano mai per occupare qualche titolo per poche ore. Anche stavolta il porporato guineano ha toccato un punto che molti cattolici avvertono da tempo, magari senza riuscire a definirlo con precisione. La sensazione che in certe parti della Chiesa Dio venga dato quasi per scontato. O peggio, lasciato sullo sfondo.

Nell’intervista concessa alla rivista francese La Nef, Sarah parla apertamente di un “ritorno del paganesimo”. Non immagina templi antichi o culti esoterici. Descrive qualcosa di più vicino e difficile da riconoscere: cristiani che continuano a vivere dentro strutture religiose, parole religiose, celebrazioni religiose, ma con uno sguardo sempre più modellato dal mondo contemporaneo.

“Vivere tra le cose sante senza avere il senso di Dio”

È probabilmente la frase più dura dell’intervista. Sarah parla di una fede che rischia di ridursi a sociologia, dibattito culturale, gestione di equilibri interni. E quando questo accade, secondo lui, il centro non è più Dio ma l’uomo. Molti fedeli questa tensione la vedono già nella vita quotidiana delle parrocchie. Liturgie vissute come momenti da animare più che da adorare. Omelie che evitano qualsiasi parola scomoda. Paura continua di apparire “troppo cattolici” davanti al mondo. Sarah usa un’espressione forte: “paganesimo liquido”. Liquido perché entra ovunque senza fare rumore. Non distrugge apertamente la fede. La svuota lentamente.

È un discorso che può sembrare severo. In parte lo è. Ma intercetta un disagio reale presente anche tra tanti praticanti normali, persone che continuano ad andare a messa e che però avvertono una certa stanchezza spirituale. Come se la dimensione verticale della fede fosse diventata imbarazzante persino dentro alcuni ambienti ecclesiali.

La paura di dispiacere al mondo

Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra Chiesa e cultura contemporanea. Sarah sostiene che oggi esista una forte tentazione di adattare continuamente il linguaggio cristiano alle richieste del momento. Non parla solo di morale o temi etici. Va più a fondo. Il rischio, secondo lui, è che la Chiesa finisca per usare i criteri mediatici come misura della verità. E questo cambia inevitabilmente anche il modo di pregare, di annunciare il Vangelo, perfino di parlare di Cristo. Il cardinale arriva a definire questa permeabilità “la grande eresia del nostro tempo”. Una frase che farà discutere ancora a lungo. Dentro il cattolicesimo di oggi esistono sensibilità molto diverse. Alcuni considerano Sarah una voce necessaria, uno dei pochi capace di parlare senza filtri. Altri vedono nelle sue parole il rischio di irrigidire ulteriormente un clima ecclesiale già teso. Eppure sarebbe superficiale liquidare tutto come semplice scontro tra conservatori e progressisti. Il punto toccato da Sarah riguarda qualcosa di più quotidiano: quanto spazio occupa davvero Dio nella vita concreta dei credenti?

Paura continua di apparire “troppo cattolici” davanti al mondo. Sarah usa un’espressione forte: “paganesimo liquido”. Liquido perché entra ovunque senza fare rumore. Non distrugge apertamente la fede. La svuota lentamente.
Papa Leone XIV ed il Cardinale Robert Sarah

Liturgia, giovani e ricerca di qualcosa di stabile

Nell’intervista emerge anche la sua preoccupazione per le tensioni liturgiche e per il rapporto con la Fraternità San Pio X. Sarah invita a uscire dalla “guerra delle sensibilità”. Dice che la liturgia non appartiene ai partiti. Dietro questa frase c’è una questione che molti cattolici vivono ogni domenica. Da una parte chi cerca celebrazioni più solenni e silenziose. Dall’altra chi teme un ritorno nostalgico al passato. Intanto tante persone comuni restano confuse. Sarah insiste sulla necessità di restituire alla liturgia un orientamento verso Dio. Non è solo una questione estetica. Per lui il modo in cui si celebra finisce per plasmare anche il modo in cui si crede.

Colpisce però che, accanto alle critiche, il cardinale parli anche di segni di speranza. Cita l’aumento dei battesimi degli adulti in Europa e la ricerca spirituale di molti giovani. È un fenomeno reale, anche se ancora piccolo. In diversi paesi europei ragazzi cresciuti lontani dalla fede stanno tornando a chiedere il battesimo o a entrare in Chiesa. Spesso non cercano una religione “adattata” al mondo moderno. Cercano qualcosa che il mondo non riesce più a dare.

Le parole su Papa Leone XIV

Sarah vede nel pontificato di Leone XIV la possibilità di una Chiesa meno agitata internamente e più centrata su Cristo. Non è un dettaglio secondario. Dopo anni di discussioni continue, molti cattolici sembrano desiderare soprattutto questo: ritrovare un linguaggio spirituale meno ideologico e meno ossessionato dagli schieramenti.

Resta da capire se sarà possibile. La Chiesa di oggi porta dentro fratture profonde, spesso silenziose ma molto concrete. Le parole del cardinale Sarah non risolvono queste tensioni. Però spiegano abbastanza bene perché tanti fedeli abbiano la sensazione di vivere un tempo strano, in cui si continua a parlare di cristianesimo mentre il senso di Dio, a volte, sembra diventare sempre più fragile.