Un recente rapporto del Center for Family (C-Fam) ha acceso i riflettori sulle attività dell’UNICEF, sollevando dubbi e critiche sull’orientamento e i contenuti promossi dall’agenzia delle Nazioni Unite dedicata all’infanzia.
L’analisi mette in evidenza come, accanto agli obiettivi umanitari, l’UNICEF stia finanziando e diffondendo programmi che includono la promozione della masturbazione, della normalizzazione dell’omosessualità e della transessualità, oltre alla diffusione di contenuti sessuali espliciti e alla promozione dell’aborto come diritto. Contenuti che, secondo gli esperti di C-Fam, si discostano nettamente da ciò che ci si aspetterebbe da un’organizzazione impegnata nella tutela dei bambini.
Programmi controversi e sessualizzazione precoce nei bambini
Il rapporto analizza decine di iniziative dell’UNICEF rivolte a bambini e adolescenti, molti dei quali vedono proposte di educazione sessuale che includono concetti espliciti e un approccio ideologico. Nelle brochure dedicate ai minori tra i 10 e i 14 anni, si legge che «tutti i tipi di orientamento sessuale sono naturali», una formula che di fatto normalizza l’omosessualità e la transessualità. Parallelamente, la masturbazione viene presentata come «uno dei modi per alleviare lo stress, esplorare il proprio corpo e i propri desideri», mentre per gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni viene descritta come parte di un «comportamento sessuale sano», una definizione contestata da molte realtà scientifiche e morali.
Una brochure analoga include la promozione della penetrazione anale come una variante normale del rapporto sessuale, sottolineando la negazione della tradizionale complementarità tra maschio e femmina. Un altro esempio allarmante riguarda la piattaforma online Laaha, creata con il supporto dell’UNICEF e rivolta alle ragazze senza supervisione genitoriale, che propone esercizi come l’“esercizio dello specchio”, un’attività che invita a esplorare direttamente la propria vulva con uno specchio e le dita.
Questi contenuti non sono confinati esclusivamente all’ambito scolastico, ma vengono diffusi anche in contesti extrascolastici: centri giovanili, cliniche sanitarie, campi estivi, istituzioni religiose, carceri, campi profughi e altre situazioni di emergenza. La guida sull’“educazione sessuale completa”, pubblicata dall’UNICEF nel 2020 insieme a UNESCO e OMS, raccomanda inoltre la presenza di membri della comunità LGBT come facilitatori nei gruppi di minori, promuovendo così un coinvolgimento diretto di attivisti in attività rivolte a bambini e adolescenti.
Un elemento centrale del discorso è il collegamento tra educazione sessuale e promozione dell’aborto. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un’agenzia dedicata alla tutela dell’infanzia, l’UNICEF è coinvolto in diversi programmi che sostengono l’aborto come un diritto, collaborando con organizzazioni come International Planned Parenthood Federation, MSI Reproductive Choices e altre realtà abortiste a livello globale. Un esempio è il programma congiunto delle Nazioni Unite denominato 2Gether4SRHR, attivo in Africa orientale e meridionale, che promuove la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, includendo contraccezione e aborto, e che considera l’obiezione di coscienza come un ostacolo da superare.
Queste iniziative agiscono in contesti critici, dalla guerra in Ucraina ai campi profughi in Asia e Africa, senza alcun consenso formale dell’Assemblea Generale dell’ONU. Inoltre, né il diritto internazionale né le legislazioni nazionali riconoscono ufficialmente le categorie ideologiche di “orientamento sessuale” e “identità di genere”, né l’aborto come diritto universale, questioni che rimangono di competenza dei singoli Stati. Eppure, l’UNICEF continua a esercitare pressioni e a interferire in queste materie.

Critiche sulla pornografia e la violenza prenatale
Il rapporto C-Fam ricorda anche il documento pubblicato dall’UNICEF nel 2021 che minimizzava i rischi legati alla pornografia per minori, un testo poi ritirato dopo forti proteste. Tuttavia, la linea dell’agenzia sembra mantenere una posizione permissiva verso la pornografia soft per bambini e adolescenti, con un’esplicita promozione di un’“educazione sessuale vitale” che include questi temi.
Inoltre, un recente rapporto dell’UNICEF sulla violenza contro i minori include varie forme di abuso, comprese le violenze prenatali come gli aborti selettivi e l’infanticidio neonatale, ma esclude l’aborto legale nei paesi dove è permesso, sottolineando così una visione controversa e selettiva del concetto di violenza sui bambini.
Queste posizioni hanno già suscitato allarmi e riflessioni in vari ambiti, suggerendo la necessità di un confronto approfondito sull’orientamento ideologico e sulle priorità reali di un’organizzazione che dovrebbe, prima di tutto, tutelare l’infanzia nel suo senso più ampio e autentico.
UNICEF, fondato nel 1946, è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a New York, attiva in 193 paesi nel mondo con un budget nel 2024 superiore a 8,5 miliardi di dollari. Il suo mandato originario era assistere i bambini colpiti dalla Seconda Guerra Mondiale, con un focus su salute, istruzione e diritti umani. Tuttavia, le ultime analisi e controversie evidenziano come l’agenzia abbia ampliato il proprio raggio d’azione verso temi molto sensibili e divisivi, quali l’educazione sessuale completa, la promozione di diritti Lgbt e l’accesso all’aborto, suscitando accese discussioni sull’opportunità e la coerenza di tali programmi in relazione alla sua missione primaria.