Il brano del Vangelo di oggi mette in luce il dramma di una fede che pretende prove invece di aprirsi all’incontro.
I farisei chiedono a Gesù un segno dal cielo, non per cercare la verità, ma per metterlo alla prova. La risposta di Gesù, accompagnata da un sospiro profondo, rivela la Sua sofferenza davanti a un cuore chiuso, incapace di riconoscere i segni già presenti. È un brano che interpella anche il credente di oggi, spesso tentato di subordinare la fede a garanzie visibili e rassicuranti.
Dal Vangelo secondo Marco 7,24-30
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

La riflessione sul Vangelo di oggi
La richiesta dei farisei non nasce dalla fede, ma dalla sfiducia. Essi hanno già visto miracoli, guarigioni, liberazioni, eppure chiedono “un segno dal cielo”, qualcosa di straordinario che confermi l’autorità di Gesù secondo i loro criteri. È l’atteggiamento di chi non si lascia coinvolgere interiormente, ma rimane spettatore esigente. La Scrittura conosce bene questa tentazione: «Un cuore ostinato è un cattivo cuore» (Sir 3,26).
Il sospiro profondo di Gesù è carico di dolore. Non è stanchezza, ma compassione ferita. Ricorda il lamento di Dio davanti all’infedeltà del Suo popolo: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?» (Is 5,4). Gesù comprende che nessun segno esterno può generare la fede se il cuore resta chiuso. Per questo afferma con decisione che non sarà dato alcun segno a quella generazione.
In altri passi del Vangelo, Gesù parla del “segno di Giona” (Mt 12,39), che rimanda alla Sua morte e risurrezione. Il segno definitivo non è uno spettacolo dal cielo, ma il dono totale di Sé sulla croce. La vera rivelazione di Dio passa attraverso l’amore che si consegna, non attraverso prove eclatanti.
La decisione di Gesù di lasciare i farisei e risalire sulla barca è significativa: Dio non si impone. Rispetta la libertà dell’uomo, anche quando questa si chiude. La tradizione della Chiesa insegna che la fede è un dono della grazia, ma richiede l’assenso libero dell’uomo (CCC 153-154). Senza questa apertura interiore, anche i segni più grandi restano muti.
Questo testo ci invita a riconoscere i segni già presenti nella nostra vita: la Parola, i sacramenti, la carità vissuta. Chi cerca sempre altro, rischia di non vedere ciò che conta davvero.
Spunti di riflessione personalePreghiera di oggi
- Chiedo segni a Dio come condizione per credere o mi fido della Sua Parola?
- Riesco a riconoscere la presenza di Dio nei segni semplici e quotidiani?
Preghiera di oggi
Signore Gesù, spesso anche io cerco prove invece di fidarmi. Apri il mio cuore ad una fede umile e vera, liberami dal bisogno di segni straordinari ed insegnami a riconoscere la Tua presenza nella Parola, nella Croce e nella vita quotidiana, affinché io creda non per costrizione ma per amore. Amen.