“Volevano ucciderla”: la fuga di una coppia dall’eutanasia canadese

In Canada le restava solo l'eutanasia per il tumore ovarico: il marito l'ha portata negli Stati Uniti e oggi la donna è ancora viva. In Canada le restava solo l'eutanasia per il tumore ovarico: il marito l'ha portata negli Stati Uniti e oggi la donna è ancora viva.
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In Canada le restava solo l’eutanasia per il tumore ovarico: il marito l’ha portata negli Stati Uniti e oggi la donna è ancora viva.

Il caso arriva dal Canada e in questi giorni sta circolando come un video diventato virale sui social. Donovan Jamesracconta come sua moglie Kristin Logan, colpita da un tumore ovarico in stadio quattro, si sia sentita dire dai medici canadesi che l’unica strada percorribile era il ricorso all’eutanasia in Canada, nota nel Paese come Maid, assistenza medica al morire. “Hanno provato a uccidere mia moglie”, ha detto James, spiegando che se fosse rimasto in patria l’unico esito per Kristin sarebbe stato togliersi la vita, perché nessuno le offriva una cura reale. I coniugi hanno scelto un’altra via, quella degli Stati Uniti, dove oggi la donna continua a curarsi e a combattere.

La diagnosi e le cure negate in patria

Secondo il racconto del marito, i medici avevano detto a Kristin che l’intervento di Hipec, una chirurgia aggressiva contro il tumore ovarico, non le avrebbe mai salvato la vita. Non è andata così: l’operazione, fatta poi negli Stati Uniti, ha funzionato. In Canada, invece, la documentazione per iniziare la chemioterapia era andata smarrita, e Kristin era arrivata a parlare con un oncologo soltanto per telefono. Ogni volta che si presentava al pronto soccorso perché i polmoni si riempivano di liquido, veniva rimandata a casa con oppioidi, senza che nessuno le drenasse i polmoni. La donna si è ritrovata così in sedia a rotelle, sempre più vicina alla morte.

La fuga a Seattle e l’intervento decisivo

Kristin Logan ha doppia cittadinanza, canadese e americana, ed è anche veterana dell’Aeronautica militare Usa. È stata questa doppia identità a rendere possibile la svolta: il marito l’ha portata in un ospedale di Seattle, dove finalmente ha potuto iniziare la chemioterapia e sottoporsi all’intervento Hipec. La decisione, raccontano entrambi, è arrivata all’ultimo momento, quando ormai le condizioni sembravano precipitare senza rimedio. Negli Stati Uniti, per la prima volta, qualcuno si è occupato di curarla sul serio invece di parlarle di fine vita.

Negli Stati Uniti, per la prima volta, qualcuno si è occupato di curarla sul serio invece di parlarle di fine vita.
Bandiere di Canada e Stati Uniti affiancate

Il ritorno in Canada e la scelta definitiva

Dopo le prime cure, Kristin è tornata in Canada per stare vicino alla famiglia, dato che il marito non poteva restare con lei negli Usa senza documenti in regola. Ma l’emergenza si è ripetuta: la donna è finita di nuovo in un ospedale canadese, rischiando la sepsi. A quel punto, raccontano i coniugi, hanno deciso che non c’era più spazio per compromessi. James ha ottenuto la green card e la famiglia si è trasferita stabilmente in Texas, dove oggi vive.

La vita oggi e l’eutanasia in Canada dal 2016

In Texas, dice James, “nessuno parla di morte” e le cure funzionano senza le attese che avevano segnato la vita di sua moglie in Canada. Il tumore però è tornato: Kristin sta affrontando il tredicesimo ciclo di chemioterapia. L’eutanasia è legale in Canada dal 2016 e dal 2027 dovrebbe estendersi anche ai malati psichiatrici, per effetto della legge nota come Bill C-7. Proprio in questi mesi i vescovi cattolici canadesi, nel decimo anniversario della legalizzazione, hanno parlato di una ricorrenza “che fa riflettere”, chiedendo un rinnovato rispetto per la vita e il rifiuto della rassegnazione di fronte allo stato attuale delle cose.