Catania si prepara ad accogliere migliaia di francescani, giovani, religiosi e famiglie in un momento che quest’anno ha un peso particolare. Dal 15 al 17 maggio torna il Meeting francescano del Mediterraneo e questa quinta edizione cade nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Non sarà soltanto una commemorazione. L’impressione è che il mondo francescano voglia riportare al centro alcune domande molto concrete: cosa resta oggi della fraternità cristiana? E come si vive davvero dentro un Mediterraneo attraversato da guerre, tensioni religiose, povertà e solitudini sempre più diffuse?
Il Mediterraneo visto da Francesco
Il titolo scelto per il Meeting è “Connessi. Eredi di una ricca povertà”. Una frase che fotografa bene il tempo attuale. Siamo continuamente collegati attraverso telefoni, piattaforme e social network, ma spesso incapaci di creare relazioni vere. È questo uno dei punti da cui partiranno incontri e dibattiti. Gli organizzatori spiegano che la connessione di oggi rischia di restare soltanto tecnica. Le persone parlano continuamente, ma si ascoltano poco. Anche nelle comunità cristiane si sente questa fatica. Ci si incontra meno, si condivide meno la vita reale, aumenta la sensazione di isolamento.
Per questo la figura di San Francesco torna ad avere forza. Non come simbolo romantico o immagine da cartolina, ma come uomo che scelse di vivere rapporti concreti, essenziali, spesso scomodi. Nel mondo francescano c’è la convinzione che il Mediterraneo possa ancora diventare un luogo di dialogo e non soltanto un confine attraversato da paure e conflitti.
Zuppi, Pizzaballa e il tema della pace
Ad aprire ufficialmente il Meeting sarà il Cardinale Matteo Maria Zuppi, venerdì 15 maggio in Piazza dell’Università a Catania. Una presenza che dà subito il tono dell’evento, soprattutto in un momento in cui la Chiesa italiana continua a interrogarsi sul tema della pace e della convivenza tra popoli. Tra gli ospiti più attesi c’è anche Pierbattista Pizzaballa, collegato da Gerusalemme per il confronto intitolato “Mediterraneo laboratorio di pace?”. Un tema che oggi pesa molto più di qualche anno fa. La guerra in Terra Santa, le tensioni religiose e la crisi umanitaria hanno riportato il Mediterraneo dentro una stagione inquieta. Accanto a lui interverrà anche fra Francesco Ielpo, custode di Terra Santa. La Custodia francescana vive quotidianamente il contatto con luoghi feriti dalla guerra e dalle divisioni. Non si parlerà soltanto di diplomazia o geopolitica. Il punto vero riguarda le persone comuni, i cristiani che cercano di restare dentro quei territori senza perdere la speranza.

Un dialogo che passa anche dall’Islam
Uno degli aspetti più interessanti del Meeting sarà il confronto con il mondo islamico. Marco Moroni dialogherà con l’imam Keith Abdelhafid sul ruolo attuale di Francesco nelle sfide del Mediterraneo. Il richiamo inevitabile è all’incontro tra San Francesco e il sultano Malik al-Kamil durante le Crociate. Un episodio che continua a colpire molti cattolici perché mostra un modo diverso di stare davanti all’altro: non con la paura o con l’aggressività, ma con la volontà di incontrarsi davvero.
Oggi quel modello viene spesso citato, ma viverlo è più complicato. Basta guardare il clima che si respira in tante città europee, dove il rapporto tra culture e religioni diverse genera tensioni continue. Anche per questo il Meeting prova a creare spazi di confronto reale, senza slogan troppo facili.
I giovani francescani e la fede vissuta in pubblico
Durante i tre giorni ci sarà spazio anche per la Gioventù Francescana, con incontri, testimonianze e momenti di preghiera. Domenica sarà presente anche Maurizio Patriciello, sacerdote diventato un punto di riferimento per molti cattolici italiani grazie al suo impegno nei territori difficili. Il momento più sentito sarà probabilmente il Giubileo francescano del 16 maggio, quando tutte le realtà della famiglia francescana si ritroveranno insieme per pregare e camminare unite.
In Sicilia il francescanesimo continua ad avere un volto molto popolare. Non fatto soltanto di conventi e celebrazioni, ma di giovani, famiglie e persone comuni che cercano ancora nella fede un modo concreto per vivere dentro un tempo sempre più frammentato.