Il sacerdote di Medjugorje contro il “ricatto dell’Amen” sui social

Immagini di Gesù, della Madonna o di qualche santo accompagnate da frasi che fanno leva sulla paura: “Se scorri senza scrivere Amen, rinneghi Cristo”, oppure “Condividi questa preghiera e riceverai una grazia entro 24 ore” Immagini di Gesù, della Madonna o di qualche santo accompagnate da frasi che fanno leva sulla paura: “Se scorri senza scrivere Amen, rinneghi Cristo”, oppure “Condividi questa preghiera e riceverai una grazia entro 24 ore”
Fra Marin Mikulic, Medjugorje
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Molti le condividono senza pensarci troppo. Arrivano su Facebook, WhatsApp, Telegram. Immagini di Gesù, della Madonna o di qualche santo accompagnate da frasi che fanno leva sulla paura: “Se scorri senza scrivere Amen, rinneghi Cristo”, oppure “Condividi questa preghiera e riceverai una grazia entro 24 ore”. A forza di vederle ogni giorno, tanti fedeli finiscono per considerarle normali. A Medjugorje, però, c’è chi ha deciso di parlare senza mezzi termini.

“Dio non funziona con i ricatti”

Fra Marin Mikulić ha reagito duramente contro questo fenomeno che ormai invade i social. Il sacerdote ha spiegato che non si tratta di evangelizzazione e nemmeno di devozione popolare. Per lui è manipolazione religiosa vera e propria. Molti messaggi fanno leva sul senso di colpa. Chi non commenta, chi non condivide, chi ignora il post, viene quasi presentato come qualcuno che rifiuta Dio. Alcuni arrivano perfino a promettere sciagure o disgrazie a chi interrompe la “catena”.

Fra Marin racconta che diverse persone gli scrivono spaventate. Non pochi fedeli, soprattutto anziani o molto sensibili sul piano spirituale, finiscono davvero per credere che possa accadere qualcosa di negativo se non partecipano a questi rituali digitali. È questo il punto che il frate considera più grave: la paura entra nella fede e prende il posto della fiducia.

La preghiera ridotta a formula magica

Dietro questi contenuti si nasconde un’idea completamente sbagliata della preghiera. Il rapporto con Dio viene trasformato in uno scambio automatico: tu condividi, tu clicchi, tu scrivi “Amen”, e in cambio ricevi protezione, fortuna o benedizioni. Nella tradizione cattolica non è mai esistita una fede costruita su meccanismi del genere. La grazia non passa dagli algoritmi. I santi non distribuiscono miracoli come premi per un’interazione social. E Dio non punisce una persona perché ha ignorato un’immagine su Facebook. Fra Marin ha usato parole molto dure proprio su questo punto. Ha detto che si rischia di trattare il Signore come uno strumento da usare, quasi come se bastasse eseguire una procedura per ottenere favori spirituali. Una mentalità che assomiglia molto più alla superstizione che al Vangelo.

La grazia non passa dagli algoritmi. I santi non distribuiscono miracoli come premi per un’interazione social. E Dio non punisce una persona perché ha ignorato un’immagine su Facebook.
Esempio dei post che girano sui social

Il problema dentro le famiglie cattoliche

Questo fenomeno entra nelle case in modo silenzioso. Ci sono genitori che inoltrano questi messaggi ai figli convinti di fare qualcosa di buono. Nonne che li condividono per paura. Gruppi parrocchiali pieni di immagini accompagnate da minacce spirituali mascherate da devozione. Alla lunga si crea confusione. Alcuni fedeli iniziano a pensare che la fede dipenda da piccoli gesti compulsivi. Si perde il senso della preghiera autentica, quella fatta anche nel silenzio, davanti al tabernacolo o nella vita quotidiana. Il cristianesimo non nasce dalla paura di essere colpiti da una maledizione. Nasce dall’incontro con Cristo. Quando invece una persona si sente obbligata a condividere contenuti religiosi per evitare punizioni divine, qualcosa si è rotto nel modo di vivere la fede.

Medjugorje e il rischio di una religione emotiva

Non è casuale che questa denuncia arrivi proprio da Medjugorje, luogo frequentato ogni anno da migliaia di pellegrini in cerca di conversione, confessione e preghiera vera. Fra Marin ha chiesto apertamente che vengano fermati i siti e le pagine che diffondono questi contenuti. Dietro certe immagini apparentemente innocenti, secondo lui, c’è un utilizzo scorretto della religione per ottenere visibilità, traffico e condivisioni. Il rischio è vedere crescere una fede sempre più emotiva e fragile, dove bastano poche parole aggressive scritte sotto una foto sacra per mettere agitazione nelle coscienze. Molti cristiani finiscono intrappolati in un clima spirituale pesante, fatto di paure continue e sensi di colpa inutili.

La fede cattolica ha sempre indicato un’altra strada. I sacramenti, la preghiera personale, la Parola di Dio, la vita concreta della Chiesa. Non catene digitali costruite per spaventare le persone. E forse il disagio che tanti provano davanti a questi messaggi nasce proprio da qui: dal fatto che, dietro immagini religiose e frasi apparentemente pie, si percepisce qualcosa che con il Vangelo ha ben poco a che fare.