La FSSPX respinge la scomunica dopo le consacrazioni

La FSSPX respinge la scomunica del Vaticano dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio e definisce le sanzioni oggettivamente ingiuste e invalide. La FSSPX respinge la scomunica del Vaticano dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio e definisce le sanzioni oggettivamente ingiuste e invalide.
Padre Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X
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La FSSPX respinge la scomunica del Vaticano dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio e definisce le sanzioni oggettivamente ingiuste e invalide.

La FSSPX respinge la scomunica decretata dal Vaticano dopo aver consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio il 1° luglio, definendo le sanzioni «oggettivamente ingiuste e invalide». In una lettera indirizzata al Papa e diffusa il 3 luglio, padre Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, ha giustificato le consacrazioni episcopali come un’iniziativa estrema per il soccorso delle anime, in mezzo a quella che definisce confusione dottrinale e morale nella Chiesa. Ha precisato di non voler in alcun modo sostituirsi alla Chiesa, sostenendo di volerle restare fedele. Il gruppo, fondato nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, difende la liturgia tradizionale precedente al Concilio Vaticano II e mantiene posizioni critiche su ecumenismo, libertà religiosa e collegialità.

Un precedente già visto nel 1988

La vicenda ricorda da vicino quanto accadde nel 1988, quando Lefebvre fu scomunicato dopo aver ordinato senza permesso quattro vescovi: lo spagnolo Alfonso de Galarreta, lo svizzero Bernard Fellay, l’inglese Richard Williamson e il francese Bernard Tissier de Mallerais. Papa Benedetto XVI revocò quelle scomuniche nel 2009, nel tentativo di ricostruire un dialogo con la Fraternità. Tissier de Mallerais e Williamson sono morti rispettivamente nel 2024 e nel 2025, mentre Galarreta e Fellay hanno preso parte alla consacrazione dei nuovi vescovi il 1° luglio, motivo per cui sono stati nuovamente scomunicati insieme ai quattro nuovi ordinati.

Perché la FSSPX respinge la scomunica: la lettera di Pagliarani

Prendendo spunto dal Vangelo di Luca (11,11-13), padre Pagliarani ha spiegato che la Fraternità aveva chiesto solo «un po’ di comprensione davanti a un sincero caso di coscienza», un gesto di paternità verso chi si trova a formare sacerdoti in un momento di difficoltà. Invece di ottenere i mezzi provvisori necessari a proseguire quel lavoro, scrive Pagliarani, la risposta ricevuta è stata di segno opposto, ben lontana da un aiuto concreto. Il superiore generale ha aggiunto di aver chiesto solo di poter custodire provvisoriamente la Tradizione, che appartiene comunque alla Chiesa, ricevendo invece un rifiuto netto. Ha comunque assicurato a Leone XIV che le sanzioni non vengono accolte con spirito di amarezza o di ribellione, ma con il proposito di amare ancora di più la Chiesa.

La vicenda ricorda da vicino quanto accadde nel 1988, quando Lefebvre fu scomunicato dopo aver ordinato senza permesso quattro vescovi: lo spagnolo Alfonso de Galarreta, lo svizzero Bernard Fellay, l'inglese Richard Williamson e il francese Bernard Tissier de Mallerais
Quattro vescovi consacrati dalla FSSPX e automaticamente scomunicati

L’appello di Leone XIV rimasto senza risposta

Nella sua lettera padre Pagliarani non menziona i ripetuti tentativi di dialogo della Chiesa, avviati fin dal pontificato di San Giovanni Paolo II con la Commissione Ecclesia Dei, né l’apertura di Papa Francesco, che nel 2016 riconobbe come valide e lecite le confessioni celebrate dai sacerdoti della Fraternità durante il Giubileo della Misericordia. Non affronta nemmeno la supplica diretta di Papa Leone XIV, che il 30 giugno aveva scritto: «Vi supplico e vi chiedo con tutto il cuore: tornate indietro!», mettendo in guardia sul rischio che l’atto scismatico privasse i fedeli della ricezione lecita dei sacramenti.

Le radici della FSSPX e la fede nella Roccia di Pietro

Pagliarani ha concluso la lettera esprimendo fiducia che un giorno il Papa o un suo successore vorrà fare proprio il programma di San Pio X, riassunto nel motto «Restaurare tutto in Cristo». Solo allora, secondo il superiore della Fraternità, il Santo Padre scoprirà anime autenticamente cattoliche, il cui legame con la Chiesa non è mai stato fondato su un dialogo ambiguo, ma su basi solide e coerenti con la fede di sempre. Parole che confermano la linea della FSSPX: nessun passo indietro sulle consacrazioni compiute il 1° luglio, nonostante le scomuniche appena decretate da Roma.