Fra Josip Stanić spiega il rapporto tra fede ed emozioni: né alleate né nemiche, ma un equilibrio che matura nel tempo.
Il rapporto tra fede ed emozioni non è né di alleanza né di conflitto: è neutro, ma può evolvere nell’una o nell’altra direzione. Lo ha spiegato fra Josip Stanić, sacerdote della Provincia francescana dell’Erzegovina e vicario parrocchiale a Medjugorje, rispondendo a una domanda arrivata alla rubrica “Chiedi al sacerdote” di Radio Mir Međugorje. Il quesito riguardava proprio se le emozioni possano favorire la crescita spirituale oppure, al contrario, allontanare da essa. Fra Josip ha chiarito che le emozioni “possono diventare sia alleate sia avversarie”, a seconda di come vengono vissute nel cammino di fede.
Le emozioni nei primi passi della fede
Secondo fra Josip, agli inizi della crescita spirituale le prime esperienze intense sono spesso accompagnate da stati emotivi altrettanto intensi. Con il tempo, se il cammino continua, quelle emozioni tendono naturalmente a placarsi. Il rischio, ha avvertito, è legare l’esperienza spirituale alle emozioni iniziali e cercare continuamente di riprodurle: in quel caso diventano un ostacolo alla crescita. Per essere pienamente uniti a Dio, ha detto, occorre superare anche i momenti di “intorpidimento” emotivo, amando Dio non perché ci si sente bene, ma perché Lui è amore e merita di essere amato.
Il discernimento: mai decidere nella crisi
Fra Josip ha ricordato una regola della vita spirituale: le decisioni non vanno mai prese nei momenti di crisi o di inquietudine, ma richiedono tempo, per seguire i movimenti dell’anima e orientarsi verso dove si riconosce la pace. Ha aggiunto che è importante non lasciarsi guidare dagli impulsi del momento, ma dominare se stessi e decidere attraverso il discernimento. Citando l’insegnamento della Chiesa, ha ricordato che l’uomo è unità di corpo, anima e spirito, e che tutte queste dimensioni devono crescere insieme: una preghiera e una fede autentiche contribuiscono alla maturazione integrale della persona, mentre uno squilibrio tra le dimensioni si riflette anche sul piano spirituale.

La trappola di pregare solo “quando si sente il bisogno”
Il sacerdote ha criticato l’atteggiamento di alcuni fedeli che pregano o vanno a Messa solo quando sentono di doverlo fare, definendolo una grande trappola della vita spirituale. Alcuni sentimenti provati in un dato momento, ha spiegato, possono trasformarsi in un blocco per la crescita futura se si comincia a seguirli in modo esclusivo. Allo stesso tempo, ha precisato che non si tratta di forzarsi a provare qualcosa che non suscita alcuna reazione interiore: la fede richiede piuttosto di cercare l’esperienza di Dio che aiuti a continuare il cammino anche quando le emozioni forti non ci sono.
L’esempio di Madre Teresa: fede pura oltre il sentire
A sostegno di questa idea, fra Josip ha citato Madre Teresa di Calcutta, che ha servito per anni i più bisognosi in India. Ha ricordato che per oltre 40 anni la religiosa ha vissuto “in completa oscurità”, senza alcun sentimento interiore, fervore o soddisfazione in ciò che faceva, eppure ha perseverato. Questo, ha detto fra Josip, è fede pura: una grazia che permette di agire esclusivamente per amore di Dio, e non perché ci si sente bene, mostrando come esista una dimensione che va oltre ciò che si prova.