Il cardinale Robert Sarah critica la restrizione del 2021 alla Messa in latino e difende la scelta di Benedetto XVI del 2007 sulla liturgia tradizionale.
Il cardinale Robert Sarah, ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è tornato a parlare della Messa tradizionale in latino con parole nette. In un’intervista al quotidiano italiano Il Giornale, pubblicata il 27 agosto, il porporato ha dichiarato che la Chiesa non può «dichiarare guerra a chi frequenta devotamente la Messa solo perché preferisce una forma rispetto a un’altra». Una posizione, ha aggiunto, «miope e del tutto ideologica», dunque «né pastorale né cristiana», capace di arrecare danno alla comunità ecclesiale.
Una critica alle divisioni interne
Il cardinale ha collegato le sue parole al percorso storico della liturgia antica, che risale al tempo di Papa Gregorio Magno e che è stata celebrata in tutto il mondo fino al Concilio Vaticano II, svoltosi tra il 1962 e il 1965. Dopo il Concilio, la liturgia antica venne progressivamente abbandonata, anche se alcuni sacerdoti continuarono a celebrarla. L’arcivescovo di Dakar, in Senegal, Marcel Lefebvre, rimase fedele a quella forma e fondò la Fraternità San Pio X (FSSPX), rivendicando la conservazione della Messa tradizionale e opponendosi ad alcune riforme conciliari. La FSSPX è stata dichiarata due volte in stato di scisma, anche nel 2026, con i suoi vescovi scomunicati.
Il ritorno alla liturgia antica con Benedetto XVI
A metà degli anni Ottanta la Santa Sede iniziò ad allentare il divieto di fatto sulla celebrazione antica. Con il motu proprio Summorum Pontificum, nel 2007 Benedetto XVI autorizzò tutti i sacerdoti a celebrare la liturgia antica, ritenendo che, in senso stretto, non fosse mai stata abrogata. Il pontefice distinse tra la Messa tradizionale come «forma straordinaria» e la nuova Messa come «forma ordinaria». Sarah ha ricordato che la liberalizzazione ebbe anche un effetto positivo sulla forma ordinaria, aiutando a correggere alcuni abusi nella sua celebrazione, pur senza mai equiparare i due riti tra loro.

La restrizione del 2021 voluta da Papa Francesco
Secondo il cardinale, Benedetto XVI mostrò nel 2007 «un atteggiamento profondamente umile e democratico», volendo che fosse il popolo di Dio, nel tempo, a scegliere quale forma di vivere la fede gli si addicesse meglio. Tutto questo, ha osservato Sarah, fu annullato da Traditionis Custodes, il motu proprio con cui Papa Francesco nel 2021 revocò la decisione del predecessore e limitò severamente la liturgia romana classica, mentre il Papa emerito era ancora in vita. Il cardinale ha definito quella scelta «non sensata né rispettosa».
L’appello di Sarah contro i divieti per decreto
Sarah ha sottolineato come Benedetto XVI, «uomo mite come un agnello», si sia lasciato umiliare offrendo la propria sofferenza a Dio in silenzio e preghiera, per identificarsi meglio con il dolore di Cristo per la sua Chiesa e per purificarla. Il cardinale ha concluso ribadendo che l’accesso a forme rituali riconosciute e in uso da secoli non dovrebbe mai essere limitato artificialmente per decreto. Un rito che non serve più la fede, ha spiegato, scomparirebbe da solo; se invece la preserva e la alimenta, restringerlo significherebbe restringere la conservazione e la diffusione della fede stessa.