Il 25 settembre Leone XIV sarà il primo Papa a vedere la Santa Tunica di Argenteuil, tra studi scientifici sull’autenticità.
Il 25 settembre 2026 papa Leone XIV assisterà all’esposizione della Santa Tunica, il capo che Cristo avrebbe indossato durante la Passione e che si ritiene impregnato del suo sangue. La reliquia è custodita ad Argenteuil, nella Basilica di Saint-Denis vicino a Parigi, e non aveva mai viaggiato davanti a un pontefice. La Tunica viene mostrata in ostensioni regolari ogni cinquant’anni, oltre a quelle straordinarie: l’ultima risale al 2023. Leone XIV potrà vederla al termine della veglia dei giovani allo Stade de France, nell’ambito del suo viaggio in Francia. Gli studi scientifici condotti negli ultimi anni su questo tessuto, raccolti in un dossier pubblicato dalla rivista France Catholique, offrono elementi che secondo i ricercatori ne rafforzano l’autenticità.
Gli indizi scientifici nel tessuto
Il dossier raccoglie le ricerche del cardiologo Franco Serafini, da anni impegnato nello studio medico-scientifico dei miracoli eucaristici, insieme ai lavori del professor Gérard Lucotte sui pollini e sul DNA e a quelli del fisico André Marion sulle macchie di sangue. I risultati sono pubblicati nel libro Le linceul de Turin et la tunique d’Argenteuil. Le point sur l’enquête (Presses de la Renaissance). Secondo Serafini, lo studio dei pollini è compatibile con un’origine mediorientale, un clima caldo e secco e un terreno arido. Il dato più rilevante riguarda però la presenza di sangue umano invisibile a occhio nudo: il colore rosso-bruno del tessuto nasconde microcoaguli che rendono la reliquia impregnata di globuli rossi. Le analisi di Marion mostrano inoltre che le macchie di sangue sulla Tunica si sovrappongono quasi perfettamente a quelle della Sindone di Torino, confermando che l’uomo suppliziato portava un peso sulla spalla sinistra, verosimilmente una croce.
L’identikit genetico dell’uomo della Tunica
Dal punto di vista genetico, la reliquia restituisce un profilo sorprendente. Il cromosoma Y individuato sul tessuto appartiene all’aplogruppo J2, diffuso soprattutto in area mediorientale e compatibile con un’origine ebraica. Ancora oggi, spiega Serafini, il 40% degli ebrei di sesso maschile, sefarditi e aschenaziti, condivide l’aplogruppo J, e tra il 19% e il 25% presenta nello specifico il J2. Studiando i campioni prelevati dalla Tunica, il professor Lucotte ha inoltre dimostrato che l’uomo era portatore sano della febbre mediterranea familiare, una malattia genetica che colpisce ancora oggi le popolazioni che vivono attorno al Mediterraneo. Un dato che, per chi guarda alla vicenda con occhi di fede, richiama l’idea di un Cristo che ha condiviso fino in fondo la condizione umana del suo popolo.

Il sangue di gruppo AB e le altre reliquie
Le tracce ematiche analizzate sulla Tunica appartengono al gruppo sanguigno AB, lo stesso rilevato sulla Sindone di Torino, sul Sudario di Oviedo e sui miracoli eucaristici di Lanciano e Tixtla. Si tratta di un gruppo raro, presente nel 5% della popolazione mondiale ma diffuso in Palestina duemila anni fa. Serafini ricorda che l’AB è l’unico gruppo i cui componenti paterno e materno risultano sempre diversi tra loro: se il padre è di gruppo B, la madre sarà necessariamente di gruppo A, o viceversa. È inoltre l’unico gruppo che non può donare sangue ma può riceverlo da tutti gli altri, ed è il solo donatore universale di plasma, la componente che serve a produrre farmaci salvavita.
Duemila anni di storia della Tunica di Argenteuil, da Gerusalemme a oggi
Definita “la reliquia più santa del mondo” da Luigi XIII, la Tunica sarebbe stata giocata a sorte dai soldati romani, come racconta il Vangelo di Giovanni, e recuperata poi dai discepoli secondo la tradizione. Le prime tracce documentate risalgono al 591, quando fu ritrovata a Jaffa e portata a Gerusalemme; dopo il saccheggio persiano giunse a Costantinopoli. Attorno all’801, l’imperatrice Irene la donò a Carlomagno, incoronato imperatore nel Natale dell’anno 800, nella speranza di riunificare gli imperi d’Oriente e d’Occidente. Carlomagno la affidò infine alla figlia Teodorada, badessa del monastero di Argenteuil, dove la reliquia si trova tutt’ora. L’abate del monastero racconta che la Tunica continua a essere “letta” come un libro aperto sulla Passione, e che ancora oggi susciterebbe conversioni, confessioni e testimonianze di guarigione fisica e liberazione spirituale.