Il 15 settembre la Chiesa celebra la Beata Vergine Maria Addolorata, memoria liturgica introdotta nel 1814 da Pio VII il giorno dopo la Santa Croce.
Oggi, 15 settembre, il calendario liturgico della Chiesa cattolica celebra la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata. Si tratta di una memoria liturgica, con colore liturgico bianco, che ricorre il giorno immediatamente successivo alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce, celebrata ieri, 14 settembre. Le due ricorrenze sono legate tra loro fin dall’origine del calendario: prima la Chiesa contempla la Croce di Cristo, poi guarda a Maria, che di quella Croce condivise il dolore.
Il posto della memoria nel calendario liturgico
La colletta della messa odierna chiede ai fedeli di essere resi partecipi, insieme a Maria, della passione di Cristo, per giungere alla gloria della risurrezione. L’antifona d’ingresso riprende le parole che Simeone rivolge a Maria nel tempio, annunciando che una spada le avrebbe trafitto l’anima. Nella liturgia delle ore del giorno è prevista anche la sequenza dello “Stabat Mater”, l’antico inno che descrive Maria in piedi, piangente, presso la croce da cui pende il Figlio, immersa in un’angoscia che le trafigge il cuore.

Le origini della devozione
La devozione alla Mater Dolorosa, molto diffusa soprattutto nei Paesi del Mediterraneo, si sviluppò a partire dalla fine dell’XI secolo. Una prima autorizzazione alla celebrazione risale al 9 agosto 1692, concessa da papa Innocenzo XII. Fu però papa Pio VII, nel 1814, a introdurre stabilmente la memoria nel calendario liturgico romano, fissandola proprio al 15 settembre, il giorno dopo l’Esaltazione della Croce. Nei secoli la figura della Madre dei dolori ha ispirato numerose rappresentazioni nell’arte, nella musica sacra e nella pietà popolare, diventando una delle immagini mariane più diffuse nella tradizione cattolica.
Il Vangelo del giorno: le parole di Simeone
Il Vangelo proposto per la memoria odierna è tratto da Luca (2,33-35) e riporta l’episodio della presentazione di Gesù al tempio, quando l’anziano Simeone si rivolge a Maria con parole che ne preannunciano la sofferenza: «anche a te una spada trafiggerà l’anima». Il Messale prevede in alternativa anche il brano di Giovanni (19,25-27), che descrive Maria ai piedi della croce insieme alle altre donne e al discepolo amato, nel momento in cui Gesù la affida a Giovanni con le parole «Donna, ecco tuo figlio». La prima lettura della messa, tratta dalla Lettera agli Ebrei (5,7-9), ricorda invece l’obbedienza di Cristo, che imparò dalla sofferenza e divenne causa di salvezza eterna per chi gli obbedisce.
Il significato della memoria per i fedeli
Le due letture evangeliche proposte dal Messale mostrano due momenti diversi della vita di Maria unita al dolore del Figlio: la profezia di Simeone all’inizio della vita pubblica di Gesù e la presenza reale sotto la croce al momento della morte. La memoria del 15 settembre invita così a leggere l’intera esistenza di Maria alla luce di quella sofferenza accolta e vissuta accanto al Figlio, dalla presentazione al tempio fino al Calvario.