Il Parlamento britannico ha bocciato l’11 settembre la legge sul suicidio assistito con 286 voti contro 270, dopo due anni di dibattito.
L’11 settembre i deputati britannici hanno votato contro la proposta di legge che avrebbe legalizzato il suicidio assistitoin Inghilterra e Galles, chiudendo per ora un dibattito parlamentare durato due anni. Il testo, presentato originariamente dalla deputata laburista Kim Leadbeater, prevedeva la possibilità di ricorrere al suicidio assistito per le persone con una prognosi di sei mesi o meno di vita. La Camera dei Comuni aveva già approvato la legge nel 2024 e di nuovo nel giugno 2025, ma la Camera dei Lord non aveva completato l’esame del testo prima della chiusura della sessione, ad aprile. La deputata laburista Lauren Edwards l’aveva poi ripresentata a giugno.
Il voto finale e la storia del testo di legge
Il testo è stato respinto con 286 voti contro 270. Dopo l’esito, l’arcivescovo John Sherrington di Liverpool ha dichiarato: “Durante tutto questo dibattito abbiamo sostenuto che la nostra risposta a chi affronta una malattia grave, una disabilità o le difficoltà della vecchiaia debba fondarsi su solidarietà, cura e rispetto“. Sherrington, vescovo responsabile per le questioni legate alla vita per la conferenza episcopale, ha ringraziato “chi ha scritto ai propri deputati per fermare la proposta e chi ha sostenuto la campagna contro la legge in altri modi”.
L’appello dei vescovi prima del voto
Prima della votazione, l’arcivescovo Richard Moth, presidente della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, aveva invitato i fedeli a scrivere ai parlamentari per opporsi al testo, definendolo “sbagliato in linea di principio“. Aveva aggiunto che la legge era “profondamente viziata” e che, se approvata, avrebbe potuto spingere le persone più vulnerabili a sentirsi sotto pressione nel porre fine alla propria vita. Moth aveva anche segnalato la “grave mancanza di tutele per il personale sanitario e sociale” e il rischio che molti hospice e case di cura si trovassero nell’impossibilità di continuare a operare.

La gratitudine di Sherrington per chi difende la vita
Dopo il voto, Sherrington ha espresso gratitudine per il lavoro dei gruppi per i diritti delle persone con disabilità e dei professionisti legali e sanitari che si sono battuti per sostenere “la dignità e la sacralità di ogni vita“. Ha aggiunto: “La vera misura di una società compassionevole è la sua volontà di sostenere le persone nelle difficoltà, piuttosto che incoraggiarle a porre fine alla propria vita”. Secondo l’arcivescovo, “ogni giorno famiglie, amici, familiari che si prendono cura dei propri cari e professionisti sanitari dimostrano una generosità straordinaria” nell’accompagnare chi soffre, ricordando “il valore delle relazioni umane e la responsabilità condivisa di prendersi cura gli uni degli altri”.
L’invito a investire nelle cure palliative
L’arcivescovo ha sottolineato che “il modo più efficace per affrontare la sofferenza nel fine vita è un maggiore accesso a cure palliative di eccellenza”. Garantire questo tipo di assistenza a chiunque ne abbia bisogno, ha spiegato, può aiutare le persone a vivere gli ultimi giorni con comfort, dignità e sostegno. Sherrington ha concluso augurando che “tutti i malati e i più fragili trovino conforto nel sostegno dei propri cari e nell’amore di Dio”, chiedendo alla comunità cattolica di continuare a pregare per i legislatori, affinché le leggi tutelino sempre la dignità della vita umana.